Feel Cafè…

Giornata di pioggia e neve, freddo, fango, vento. Noi siamo fuori, con i nostri cavalli, convinti che “non esiste buono o cattivo tempo, esiste buono o cattivo equipaggiamento”. A questo servono i nostri cappelli ed i nostri stivali, non per andare in un locale. Sono frusti dalle stagioni, scoloriti e vissuti come le nostre mani callose. I nostri ropes sono sbucciati, le nostre mulehides, consumate. Siamo gente da ranch e ne siamo anche piuttosto fieri. Oggi Natalia ed io abbiamo lavorato come sempre insieme ai cavalli, cercando di migliorare ogni piccola imperfezione sulle manovre presentate da sella, tornando al groundwork e poi portando fuori i cavalli, fuori, dall’ arena e da quel senso di frustrazione che spesso li accompagna quando tentano disperatamente di capire cosa e perchè devono fare per noi. Ci sono dei campi là fuori che sono meglio di mille arene ed è là che andiamo noi. Là fuori è un luogo piuttosto vago, va dal Rio di fronte al ranch e arriva in Nevada magari, l’importante è che non ci siano FENCES…l’importante è che il cavallo possa sentirsi libero e vero e che noi possiamo fare di tutto per assomogliargli.

Molte delle manovre che la gente si impazzisce a fare in arena, vengono NATURALMENTE compiute in campagna, anche se nessuno ci crede, e nessuno ci crede perchè nessuno ci prova e nessuno ci prova perchè nessuno sa come fare. Eppure è semplice basta montare con FEEL. Basta “sentire” il cavallo, ascoltare quando ci risponde , invece di continuare ossessivamente di fargli domande. TC.Parker, grande vaquero e horsemen scrive nel suo meraviglioso taccuino “…sono molto spiacente per coloro che rimangono a lavorare i propri cavalli in arena. Non raggiungeranno mai il livello di finesse che i cavalieri veri riescono a conoscere lavorando nei campi. Questa moda di sfinire i cavalli in arena è nata nel dopoguerra, quando la gente ha cominciato a frequentare i maneggi in città. In realtà questa gente ha paura di uscire fuori da un arena con i propri cavalli e finge arie professionali da trainer, ma in verità conoscono talmente poco il cavallo , i suoi piedi e la sua anima che non sopravviverebbero mezza giornata in campagna. All’ aperto il cavallo respira, è libero di sollevare i piedi e l’anima e di non concentrarsi totalmente sulla manovra, che inevitabilmente , in breve tempo , odierà, come il cavaliere che insiste a chiederla in continuazione…” Trovo questa descrizione l’esempio lampante della quotidianità. Abbiamo due differenti gruppi di cavalieri. Chi è ossessionato dal maneggio o dall’ arena e chi va solo a fare “passeggiate”. Entrambi sono carenti di equilibrio. Che si tratti di una passeggiata, una gara di reining, un percorso di salto ostacoli…il cavallo ha bisogno estremo di LAVORARE in campagna. Questa non è un’ opinione, è un fatto. Lo aveva capito e declamato il grande Caprilli, primo araldo mondiale dell’ Equitazione Naturale, lo hanno spiegato senza indugi Ray Hunt, Tom & Bill Dorrance, lo insegna Buck Brannaman , ne parlano con convinzione campioni internazionali come Michel Robert, Al Dunning, Shawn Flarida….nonostante questo, costantemente osserviamo binomi inchiodati in arena tutto il santo giorno. Noi non andiamo a “fare una passeggiata”, noi usciamo all’ aperto per lavorare con i nostri cavalli, portando a casa risultati e successi e soprattutto cavalli solidi, sani e felici. Passeggiare è soltanto una parte del nostro Lavoro Di Campagna. Una volta infatti aver presentato ai nostri cavalli le situazioni diverse del nostro programma di lavoro in piano, tra pascoli e sentieri, ci concediamo qualche tratto di strada in relax per poi riprendere ad allenarci muscoli ed anima in un atmosfera naturale e tonificante. “…abbinare il lavoro di campagna a quello di maneggio è bisogno inconfutabile del binomio e non deve mai essere trascurato dal cavaliere che ha il dovere di esercitare corpo e spirito del proprio cavallo ben oltre le pareti della scuderia…” Nuno Oliveira

Noi abbiamo cavalli che impieghiamo in dressage, salto ostacoli, reining, ranch roping e performances. Ognuno di loro conosce ed ama la campagna e gran parte del percorso educativo viene svolto all’ aperto. Certamente è utile e confortevole una buona arena per trascorrere del tempo su esercizi in piano o quando le condizioni meteo sono davvero avverse, ma non si deve mai dimenticare che i cavalli in arena…si annoiano. Quindi dobbiamo spendere il minor tempo possibile dentro ed il maggior tempo possibile…la’ fuori. I cavalli NON sono animali abitudinari. Siamo noi che li obblighiamo ad adottare e rispettare i nostri orari. Erbivori, i cavalli pascolano tutto il giorno con brevi pause dove interagiscono socialmente cercando ombra o riparo oppure riposando. ” Chi conosce veramente i cavalli sa che essi detestano la routine…” diceva Tom Dorrance. Per questo i vari vizi che i cavalli sviluppano nei box sono così frequenti. I cavalli si annoiano facilmente e la noia è una delle loro peggiori nemiche. Quando vedo un cavallo nel box, mi ricorda me stesso quando ero a scuola…guardavo sempre fuori…LA’FUORI. E’ fondamentale quindi fornire ai nostri cavalli distrazione, diversità e natura per permettergli di concentrarsi su manovre ed esercizi ed essere predisposti e felici di giocare e lavorare con noi. ” Estremamente importante è prestare attenzione alla diversificazione delle proposte da presentare al proprio cavallo , soprattutto in fase di addestramento. Mai ripetere ossessivamente gli stessi esercizi, nello stesso modo, per la stessa durata di tempo, nel medesimo posto. Questo uccide il FEEL del cavallo, disintegra la sua collaborazione e annienta ogni possibilità di comunicazione. I cavalli odiano la ripetizione. Amano la costanza. La costanza intesa come atteggiamento del cavaliere che deve essere costante nell’ atteggiamento e nella ricerca del FEEL. Un horseman non dovrebbe mai ripetere lo stesso esercizio nello stesso modo. I cosidetti “metodi” sono tutti sbagliati perchè hanno un germe micidiale insito nella loro essenza….la ripetitività. I cavalli non imparano, diventano piuttosto pigri, svogliati e lentamente assumono difese e atteggiamenti negativi che i vari “trainers” poi sono costretti a “correggere” e lì si innesca una reazione a catena infinita e deleteria. Per questo ci sono molti buoni cavalli che vengono “bruciati” mentalmente dai loro TRAINERS. Se volete sapere come la penso, i cavalli odiano i TRAINERS. Perchè il trainer è ossessionato dall’ addestramento e perde sempre di vista il cavallo. I cavalli amano gli HORSEMEN perchè gli uomini di cavalli, a differenza degli addestratori vedono prima il cavallo e poi il progresso educativo. Concentrarsi sulle manovre, ammalarsi per andare in gara a tutti i costi causa spesso il sacrificio di tanti buoni cavalli che con un poco di esercizio all’ aperto, un pizzico di feel e la comune logica, potrebbero essere degli splendidi amici in gara e nella Vita. Se rimanete chiusi nelle vostre arene rimarrete chiusi nelle vostre menti e condannerete i vostri cavalli all’ oblio” RAY HUNT


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