La sai l’ultima?

Photo by NATALIA ESTRADA©

Automobilista polacco trasporta
puledro sul sedile dell’auto

Un automobolista polacco, è stato multato perché all’interno della sua auto trasportava un passeggero piuttosto inusuale: un puledro. La polizia si è imbattuta nell’uomo dopo che questo si era fermato a causa di un guasto al motore della sua auto. I poliziotti si sono accorti allora che sul sedile posteriore c’era un puledro.

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Cowboys like us…

Testo di Andrea Mischianti .

In ogni angolo del mondo resistono.

Nascosti dalle lucide luci della tecnologia, ignorati dall’ossessivo progresso, esuli delle strade asfaltate uomini e cavalli conducono ancora esistenze anacronistiche legati a tradizioni antiche e nobili.

Li chiamano vaqueros, gauchos, guardians, buckaroos, butteri, cowboys, charros ed anche con molti altri nomi.

Sono mandriani.

Per secoli hanno speso le loro vite sulla schiena di un cavallo dietro a mandrie di bestiame brado. Uomini avventurosi e duri, ma ricchi di una aristocratica consapevolezza che gli ha permesso di restare impermeabili alle turbinose modificazioni di ambiente, cultura e moda.

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Oggi, nel pieno della nostra era globalizzata, dove l’azione di un operaio cinese genera ripercussioni su un pescatore in Norvegia, vivono come partigiani di un patrimonio sociale ed etico che si rifiuta di scomparire.

Dalla Pampa Argentina, alle piane della Maremma, dalle Grandi Pianure americane alle paludi della Camargue questi Cavalieri erranti continuano a svolgere un mestiere arcaico e leggendario. I greci li chiamavano boútoros, e da allora il loro lavoro non è mai cambiato.

In molti casi, questi mandriani hanno sviluppato una cultura equestre profonda, ricca, molto piu’articolata di quanto si possa immaginare.

Vivere ogni giorno in sella genera un legame totale con il proprio cavallo, ispira condivisione, conduce alla comprensione.

Proprio per questo motivo, tutte le teorie di “doma dolce” o Natural Horsemanship vengono proprio da horsemen che svolgevano e svolgono questa professione.

Professione che, in realtà, è più una scelta di vita che un semplice lavoro.

Le abilità richieste a cavalli e cavalieri in situazioni spesso estreme rappresentano gli spunti da dove l’ “Equitazione Classica” ha preso molte delle proprie basi e fondamenti.

Chiunque abbia avuto la fortuna di visitare un cortijo Andaluso, una finca argentina oppure un ranch americano, può testimoniare quanto elegante possa essere il legame tra uomo e cavallo e con quanta “finesse” quest’ultimo venga espresso.

I veloci e possenti quarter horses americani, i bellissimi cavalli spagnoli, i rustici e maneggevoli criollos, i piccoli e candidi ponies camarguesi, i robusti maremmani…cavalli da lavoro, tenaci e formidabili che sono oggi icone di un mito, di un’epopea.

Un’epopea che ha trascinato con sé musica, arte figurativa, gastronomia, poesia e letteratura.

In tutto il mondo, i mandriani custodiscono gelosamente i propri araldi, poeti, scrittori, musicisti che hanno cantato e continuano a farlo, questo magico, universale stile di vivere, fatto di grandi spazi e di cavalli.

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Avevamo poco denaro, ma i nostri cavalli erano forti e gagliardi.

Eravamo stanchi, dopo tutta quella strada percorsa sulle montagne, ma dentro noi vibrava l’energia della soddisfazione. Arrivammo a valle, in sella.

Eravamo sporchi di fango, i fucili nelle fonde, i cappelli sgualciti dal vento. Attraversammo il paese ed era sera e c’era gente nella piazza. Ci guardavano. Erano ben vestiti, puliti eleganti. Noi conducevamo i cavalli al passo.

Eravamo fieri del nostro fango e di non essere puliti, ordinati e borghesi. Fieri a tal punto che ci sentimmo, per un attimo, esseri superiori, animali diversi, appartenenti ad un altra epoca e ad un altro sogno.

Quella sera eravamo tornati nel mondo civile, ma gia’ con la voglia di tornare indietro.

Ernest Hemingway.

Ascoltare una canzone gitana sulle spiagge di Le Saintes Maries de La Mer, ritrovarsi alle cinque del pomeriggio nell’arena del El Toruno, mentre si provano i cavalli da “rejoneo”, condividere un sorso di “mate” con i gauchos, sotto il portico di una finca argentina, restare in silenzio mentre i coyotes lanciano il loro grido selvaggio dal canyon, seduti accanto ad un carro cucina, da qualche parte nel West…esperienze uniche, attimi indimenticabili.

Momenti che superano il mero concetto agonistico legato al cavallo e ci costringono a viaggiare dentro a culture secolari che hanno legato la storia di cavalli ed uomini ad un filo rosso che fa il giro del pianeta. Per chi non si accontenta soltanto di una gara, di un momento sul podio e di una festa in discoteca, conoscere questi cavalieri dei grandi spazi rappresenta l’unica fuga da una massificazione ideologica del cavallo, visto esclusivamente, in molti casi, come un mezzo, un attrezzo sportivo, un oggetto.

Per questi cavalieri invece, la vita stessa ruota intorno al cavallo che rappresenta una figura mitica, e sfocia quasi in una strana religione comune a tutti in ogni paese.

“… dimmi perché continui a montare a cavallo per due soldi,

cosa ci provi a vivere lontano da tutto, in mezzo al niente.

Devi essere diventato pazzo, hai perduto tutto…

Ma tu, hai mai sentito la voce del cuoco al campo al mattino, hai mai osservato la luce dell’ alba sulle montagne…? Hai mai visto un falco, volare nel vento? Hai mai trascorso una primavera sui monti ? …

Night Rider’s Lament. Canto tradizionale del Nevada.


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