Un pezzo di mondo chiamato ION…

-Un pezzo di mondo chiamato ION.

Testo ANDREA MISCHIANTI (c), Fotografie, NATALIA ESTRADA (c) ALL RIGHTS RESERVED

E’davanti al suo tipi’ adesso e sta cercando di sputare la sabbia che gli è finita tra i denti.

E’seduto sulla sua sella e gli fanno male tutte le ossa e il naso anche, con tutto il sangue che ha buttato fuori.

E’ sera e tira vento e non ci sono molti suoni in giro lassu’, tranne i piccoli urti metallici del cuoco che spadella qualcosa accanto ad un furgone tutto scassato.

Continua a sputare sangue e sabbia e non gli va di raggiungere gli altri. Se ne sta li’sulla sella e si guarda le mani sbucciate e ferite. –Ho fatto un bel volo, pensa, proprio un signor volo-

Lo puo’ vedere da dove è seduto, quel grigio di ferro. E’ giu’, vicino al torrente con la criniera nel vento e la coda ingarbugliata. E’ piccolo e forte e muscoloso come uno di quei pugili categoria Welter e glie le ha suonate per bene, proprio come un pugile.

Sa che domani dovrà montarlo di nuovo e gli viene male alla pancia, perché il piccoletto ha vinto anche oggi e domani sarà  ancora piu’ convinto e sbruffone.

Arriva un mandriano e gli porta un bicchiere di cartone pieno di acqua, ghiaccio e Royal. Non dice niente. Ha la barba lunga sotto i baffi scuri, un cappello nero impolverato e frusto e stivali alti fino al ginocchio. Lo guarda e fa si con la testa. Lui risponde con una smorfia che vuol dire grazie. Inizia a bere piano ed è strano il sapore ma gli ci vuole davvero.

Il mandriano se ne torna dagli altri. Stanno giocando a carte sopra un sottosella.

Lui si alza piano e gli gira un po’ la testa, ma non lo da a vedere.

Dentro si sente tutto rotto, però sa che non è cosi’.

Poche ore prima era sulla schiena di quel tipo laggiù e non pensava che ne avrebbe prese tante.

Il guaio è che è mezzo innamorato di quel cavallo li’.

A gente come lui capita di prendersi una cotta per un cavallo del genere.

E quindi si mette a sellarlo mentre gli altri gli dicono di lasciare perdere. Ma è piu’ forte di lui e per un po’ quasi ci crede di poterlo montare davvero.

Chiede il nome del grigio e gli rispondono che non ce l’ha.

Lui lo chiama Nick Adams.

Nome e cognome. Sissignore.

Ci monta su e si prende tante di quelle sgroppate e salti e sberle che quando è per terra sa già che non lo dimenticherà in due ore.

Adesso col bicchiere di carta in mano e il ghiaccio che si scioglie nel Royal e la sabbia ancora nei molari, pensa che ci scriverà qualcosa un giorno, sicuro ci scriverà qualcosa.

Poi si gira dall’ altra parte, verso la valle.

Gli sembra di stare in mezzo ad un mare d’argento. Non c’è un albero da nessuna parte. Colline e pianure, coperte di artemisia che luccica al sole della sera e si piega ondeggiando poco, sotto il vento che fischia qualcosa.

A lui pare perfetto, assoluto e vuoto. Lo chiamano ION ed è un gran bel pezzo di territorio, non c’è che dire.

Sono anni che continua a tornare qui.

E’un pezzo di Mondo che sembra fatto apposta per lui. C’è tutto lo spazio che serve ed è un luogo senza tempo, un tempio selvaggio con un misticismo misterioso ed un sentimento di pace che induce alla contemplazione e alla ricerca del se’.

L’ION è per lui come l’Himalaya per gli alpinisti. Un rifugio sacro. L’ultimo posto buono.

Un paese che non ammette i facili, i mediocri, che pretende una intesa silenziosa con la terra ruvida,  sincera e primordiale.

Lui è laggiu’ ora. Dentro a tutto questo, intento a frequentare un potere misterioso alla ricerca di una poesia frutto della fatica, dell’ isolamento, del silenzio.

E’ li’ adesso e sorride, mentre nel bicchiere di carta, un mulinello di vento inizia a suonare un suono strano, istintivo, potentissimo. Un suono che parla di un mondo dimenticato, custodito da mandriani, tempeste e cavalli selvaggi.

Questa fame di orizzonti è per lui, e quelli come lui, una ferita inguaribile, una canzone mai terminata dove vibra la sua voce piu’ vera.

Essere li’, fermo nel vento, a contemplare i cavalli che pascolano accanto al torrente è per lui uno stato morale, un atteggiamento che nasce dal suo istinto, una messa.

I cavalli ora si muovono ed iniziano a salire sulla collina, vanno su piano, ma con passi decisi, sembrano nuotare nel vento che schiaffeggia le loro code e le loro criniere. La caviada sale su compatta, decisa, i mantelli sauri, grigi, qualche baio, un pezzato in mezzo al branco, un roano blu. Il sole del tramonto gioca sulle loro schiene e trasmette un riflesso poderoso che brucia l’anima, esalta e rende ebbri di bellezza.

Non c’è niente come l’osservare i cavalli che si muovono liberi.

Ora sono arrivati in cima. Dietro di loro una montagna severa, ancora imbiancata di neve si siede nell’altopiano come una cane da guardia. Seria, severa, silenziosa.

Domani lui e gli altri dovranno portare ottanta tori lassu’.

Grossi angus neri, muscolosi e svegli abbastanza da farti sentire stanco la sera.

Salire sulla montagna domani sarà di nuovo un viaggio nella poderosa magia della Natura.

Ma adesso è ancora dentro al suo attimo e smette di pensare a queste cose e avverte l’odore del buio arrampicarsi nel cielo, fino alla luna. Si infila la sua vecchia giacca di tela e segue il richiamo del cuoco che ha finito il suo lavoro. Mangia in silenzio seduto per terra, taglia pezzi di carne di bue col suo coltello affilato dentro un piatto di latta ed ogni tanto guarda verso nord dove ormai i cavalli, la collina e la montagna dietro sono diventati un pezzo di mistero scuro che forma un’ombra antica e strana. Fa freddo e si annoda il suo scarf per bene. Gli altri accanto a lui scambiano due battute, niente di piu’, sono stanchi anche loro. Poi lui si alza e ringrazia il cuoco e il cuoco gli passa un biscotto croccante e gli da una pacca sulla spalla , strizzandogli l’occhio, alludendo al giro che ha fatto sul grigio.

Cammina verso la sua tenda ed il freddo inizia a svegliare i dolori ed il ricordo delle botte.

L’odore del sagebrush , intorno a lui è fortissimo, fortissimo. Un odore pungente, intenso, piccante, un odore che laggiu’, gli stessi buckaroos scambiano per una musica.

Va a dormire, svelto, con un mezzo sorriso sulla faccia , mentre la notte scende sul maestoso ION e lui sa che quella notte lì, è proprio dove vuole essere.

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