Colt Starting…secondo noi…

Fotografie Natalia Estrada (c) ALL RIGHTS RESERVED Testo Drew Mischianti (c) ALL RIGHTS RESERVED

LA DOMA DEL PULEDRO

“Lavorando insieme ai cavalli, ben presto capirete che state lavorando su voi stessi…”

Ray Hunt

Drew nel round pen con un puledro…

Uno dei primi concetti che dovrebbero essere applicati all’educazione di un puledro è che, per essere efficace, l’insegnamento deve essere comprensibile. Si dovrebbe iniziare, a mio parere, a dividere i concetti di paura e di rispetto e ricordare di non confonderli mai.I puledri, come istinto hanno paura dell’ uomo, trasformare quella paura in rispetto e voglia di collaborare è la linea che divide gli uomini  comuni dagli horsemen.L’idea centrale dovrebbe essere quella che suggeriva Ray Hunt, ovvero  “ essere consapevoli di chiedere al proprio puledro di seguirci, come fosse una danza, rendendosi responsabili e consapevoli che siamo noi a dirigere la danza e che la responsabilità  è la nostra ”.Il grande Maestro ci ha insegnato a capire che stiamo lavorando insieme ad un’ altra mente piena di pensieri, molto spesso invece si considera un puledro, semplicemente un cavallo giovane. Invece ha un cervello, un ‘anima, un cuore. E’ su quello, che stiamo lavorando. Il primo passo fondamentale è capire questo e non fossilizzarsi sul suo corpo, sulla sua fisicità, si correrebbe il rischio di diventare meccanici e perdere il “feel “ necessario per raggiungere risultati eccellenti, con reciproca soddisfazione. C’è molta più filosofia nel momento di “doma” di un puledro che in molti testi accademici. Questa filosofia, che da alcuni viene vista come una perdita di tempo, ha invece la possibilità di generare risultati straordinari. Se non ci limitiamo ad essere ascoltati , ma ci mettiamo nella condizione di ascoltare…ci rendreremo conto in breve tempo che attraverso il rispetto , la collaborazione e la ricerca dell’ armonia condivisa si raggiungono gli obbiettivi  in tempi apparentemente più lunghi ma fondamentalmente più longevi. Gli unici “tools” necessari per riuscire a completare il percorso educativo di un puledro sono “ Feel , Time and Balance” e non una serie di imboccature e congegni per persuadere il cavallo a fare quello che vogliamo….

Questo discorso è molto difficile da fare, poiché estremamente semplice.

Tom Dorrance, Bill Dorrance, Ray Hunt furono coloro che portarono avanti questi concetti e oggi, Buck Brannaman è l’erede di questa tradizione e il nostro ponte che ci collega con un idea che si esemplifica in un verbo semplicissimo, dotato di un profondo significato…THINK. Questo era il mantra di Ray Hunt. Cercava di educare la gente a pensare.

Cercava di comunicare l’idea di montare con “il pensiero positivo” eliminando il concetto di sfida, rifiutando ogni violenza, qualsiasi coercizione, pur agendo con fermezza e totale reciprocità di rapporto. Non esiste manuale che possa insegnare il “feel”.

Non hanno ancora inventato nessun corso, nessun dvd…è un concetto che non avrà mai marketing, per quanto possano provarci. Si inizia a lavorare con un puledro attraverso una solida base di steps  relativi al “groundwork”, imprescindibile incipit di ogni horseman. Questi momenti, insieme all’ uomo, un cavallo non li dimenticherà mai. Per questo si deve evitare qualsiasi trauma, anche il più lieve. Molti buoni cavalli sono stati rovinati durante questa fase di educazione. Preferiamo usare il verbo educare, piuttosto che addestrare. E’ più coerente con la realtà. Spesso si sente dire ..”ho messo le manovre al puledro…” Le “manovre “ il puledro ce le ha dalla nascita. Il compito di un uomo è fare in modo che le dimostri quando noi le richiediamo. Non è addestrare è comunicare o, al massimo, educare. I puledri che escono fuori da questo sistema educativo sono sereni, disponibili, attenti, felici. Non hanno paura, ma profonda fiducia nel cavaliere. E questa è una bella differenza. Tutto inizia nel tondino. Un uomo, un rope e un puledro. La magia ha inizio nel cerchio.

Non è semplice capire cosa fare ed è difficilissimo raggiungere il come. Poiché l’unica risposta è FEEL.

Riuscire a fare in modo che “la nostra idea diventi l’idea del cavallo” è impresa ardua e lunga da conseguire, ben piu’ di una laurea, ma quando si entra nel “Feel” ci si rende conto della semplicità del concetto e si ottengono risultati incredibili. Tutte le volte che questi risultati non arrivano, è sempre colpa nostra, mai del cavallo. Sono fermamente convinto di questo.

Una delle piu’ famose frasi di Ray era…” posso provarvi che i cavalli non sbagliano MAI”.

Molti dei concetti di Ray erano già stai espressi dal “nostro” grande Federigo Caprilli. Il contatto dolce, l’idea di ritmo, il pensiero legato all’ eleganza e tutta una teoria di educazione rivolta al cedere piuttosto che al tirare. Il cavallo apprende tramite la cessione della pressione e non alla pressione stessa. Questo è incofutabile. Il problema è che tirare è facile e cedere difficile…poiché chiunque può tirare, ma pochi possono cedere, infatti cedere, release…necessita grande feel…Il fatto di non essere violenti non deve essere confuso col divenire deboli. La difficile impresa è trovare l’equilibrio necessario per avere la fermezza indispensabile, senza dover esprimersi con la forza fisica. La strada per raggiungere questo livello di conoscenza è lunghissimo, eterno.

Tutti noi siamo ancora sul sentiero.

Importante pero’, quando si entra in un tondino con un puledro, che si sappia cosa si sta facendo, troppo spesso si improvvisa, si tenta , si imitano situazioni viste o osservate da altri e poi si prova. Un puledro è un essere prezioso e delicato e non merita essere oggetto di prove. Dopo un primo periodo di solido groundwork, sarà pronto per la sella, con serena consapevolezza.

Dobbiamo tutti ricordarci che …”dobbiamo fare in modo che tutto sia in armonia “.

Ce lo ha insegnato un grande horseman come Ray Hunt. E’ nostro dovere non dimenticarlo.

THINK, think and think again…DREW

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