Drew Mischianti

Tratto da un’intervista di Thea Gunnison – All rights Reserved –

A proposito di …Drew Mischianti

Drew, quando hai iniziato ad appassionarti di cavalli ed iniziare il tuo percorso nel mondo dell’ Equitazione ?

Come molti sono nato con i cavalli nel cuore. A quattro anni ero già in sella, ne ho quarantacinque, non ho mai smesso.

Quali sono stati i momenti più significativi della tua crescita come Cavaliere nel corso di quei primi  anni?

Ho avuto molti buoni maestri ed ho sempre cercato di spendere tutto il mio tempo con i migliori cavalieri. Ho sempre cercato la Qualità, intesa come valore assoluto nella Vita. Non mi sono mai accontentato di un Equitazione mediocre poichè non volevo diventare un Cavaliere mediocre. Volevo diventare uno di quelli lì, uno di quelli bravi. Dovrei ringraziare decine di straordinari personaggi che nella mia prima parte del percorso di crescita, sono stati aiuto ed esempio, ma senza dubbio il Maestro più significativo durante la mia infanzia/adolescenza è stato Umberto Scotti. Umberto è sempre stato per me un grande punto di riferimento e non smetterò mai di rigraziarlo per questo. Mi sento ancora oggi un suo studente e sono fiero di essere stato “formato” da lui come Cavaliere. La Maremma Laziale, con i pascoli grandi, i butteri, i cavalli rustici e selvatici sono stati parte della mia lenta educazione alla Vita ed hanno avuto molta importanza nella scelta della direzione che poi ho voluto prendere, ovvero il Cavallo da Lavoro.

Quando hai iniziato ad appassionarti all’ Equitazione Americana ?

Ho sempre amato la Frontiera Americana. Ho letto molto da ragazzo e non sto parlando dei fumetti. Ho studiato e ricercato nella storia della migrazione all’Ovest le ragioni, le tecniche, le necessità della vita quotidiana, sforzandomi di dividere epica e leggenda dai fatti  Il ruolo del cavallo in tutto questo è sempre stato per me un punto di partenza per marciare alla ricerca delle antiche tradizioni legate a questa cultura. Da questo studio sono iniziati i miei viaggi in Nordamerica, le esperienze di lavoro, il duro “addestramento” in luoghi non conosciuti, non alla moda ma ancora veri e crudi, liberi, selvaggi.

Quali sono state le situazioni più rilevanti che hai vissuto nell’Ovest Americano e dove queste si sono svolte ?

Non sono mai stato attratto dall’agonismo puro. Non sono mai stato una persona molto competitiva. Non riconosco la competizione come un valore od un fine da perseguire. Per me una gara è un gioco divertente, niente di più. Per questo i luoghi sacri dell’America, relativi all’ Equitazione Americana, quindi Texas ed Oklahoma non mi hanno mai attratto. Invece gli stati più rurali e dediti all’allevamento del bestiame brado in territori aperti mi hanno trascinato su e giù per il Grande Paese da sempre. Il primo ingaggio come cowboy a giornata l’ebbi in Wyoming, poi mi spostai in Oregon, Nevada, Idaho, Montana. Paesaggi straordinari, gente semplice, ospitale ma anche dura e diretta, cavalli difficili e tenaci, mandrie immense, piccoli rodei di paese, lunghe giornate da solo. L’elemento che ha contraddistinto quegli anni è sicuramente la solitudine. Ricercata con grande volontà, voluta con tutto me stesso.

Per quale motivo sentivi il bisogno di isolarti, di perderti in mezzo a quelle lande selvagge e deserte e lavorare come mandriano negli allevamenti…non avresti preferito qualcosa di più gratificante ?

Non ho mai trovato nulla di più gratificante che lavorare all’aria aperta, in sella ad un cavallo con una mandria di bovini, nel mezzo del niente. Essere da solo, affrontare le difficoltà senza poter contare su nessuno tranne me ed il mio cavallo, provare a vedere se davvero ero… vero … è stata e spesso è ancora, un’esigenza per me, qualcosa di irrinunciabile. Quando sei da solo non puoi lamentarti con nessuno, non puoi trovare scuse, non puoi mentire. Sei tu ed il mondo là fuori e vediamo se ci sai fare. La folla, le città, il caos mi spaventano, mi fanno star male. Ci ho provato, ma non è andata a finire bene. Io dalle città ci sto lontano più che posso.

Non credi che questo sia un’atteggiamento troppo individualista, troppo estremo e non temi che , in qualche modo possa allontanarti dal Mondo invece che fartelo scoprire?

Io sono un’individualista. Credo nella persona singola capace di essere indipendente dalla comunità stritolata da regole, leggi, burocrazia, alienazione, moda, competizione, manie collettive. Indipendenza, libertà ma anche disciplina e rispetto per gli altri sono le mie redini. Non so se questo mi allontani dal Mondo ma certamente mi permette di sopravvivere e di farlo con una certa dignità.

Per questo ti sei rifugiato tra i cavalli?

Io non mi sono rifugiato tra i cavalli. Io sono nato e cresciuto con loro. La mia non è una fuga dalla società, semplicemente l’unica scelta di vita possibile per uno come me. Ho provato a fare altri mestieri ma non ha mai funzionato ed ha generato disastri. Io non sono scappato tra i cavalli, li ho riconosciuti subito come la mia patria, la mia bandiera, la mia spada, il mio scudo, la mia chiesa.

Tornando agli anni della tua formazione, in America chi ti ha preso per mano nella ricerca della conoscenza ?

In America non mi ha mai preso per mano nessuno. Piuttosto mi hanno preso a calci in vari modi e direi che hanno fatto bene. Nei ranches dove mi trovavo, nessuno stava lì a dirti quanto eri bravo e in gamba. Nessuno ti spiegava nulla. Non c’era chi ti aiutava. Le giornate erano lunghe e ruvide, i cavalli sgroppavano tutti, dovevi vedertela col freddo, il fango, la polvere, il vento o un caldo che ti spaccava in due. Lavorare in un ranch non è per niente romantico come si crede, nossignore. Ma Cowboys, Vaqueros e Buckaroos mi hanno sempre rispettato perchè ero uno che voleva imparare un mestiere, veniva da lontano e non mollava un centimetro. Preso per mano? Quando mai…Ho però conosciuto grandi cavalieri e grandi uomini di cavalli che mi hanno insegnato tanto con il loro esempio e poi, quando ho guadagnato la loro fiducia, il loro rispetto, mi hanno permesso di montare i loro cavalli, di domare i loro puledri…

 Drew parlaci di Ranch Academy, quando e come hai avuto l’idea di fondare una scuola tecnica per cavalieri e perchè lo hai fatto?

Ranch Academy nasce insieme ad una persona straordinaria. Natalia Estrada. Grazie al suo talento, la sua energia e la dedizione assoluta che mette in tutto ciò che fa, è nata questa Accademia che cresce ogni giorno e migliora e prospera. E’ tutto merito suo. Il motivo per il quale abbiamo creato una scuola del genere è perchè la nostra missione è quella di divulgare il Buon Equitare, le tradizioni e l’amore per i cavalli attraverso incontri, corsi di formazione ed eventi culturali.

A proposito di Natalia Estrada…cosa ci puoi dire di lei ? Com’è la vostra vita insieme ? Abbiamo letto molto su di voi…

Natalia è l’amore della mia vita. L’unica e sola. Viviamo insieme in armonia, in modo semplice, in campagna tra cavalli e bestiame. Ho sposato la “mia migliore amica”…Tutto il resto sono chiacchiere da parrucchiera…

Come si svolge una vostra giornata tipo ?

Ci svegliamo presto, governiamo cavalli e bestiame. Mentre loro mangiano noi scriviamo e lavoriamo sui nostri progetti, poi si monta tutto il giorno, si preparano i cavalli, si studia in sella. Questa è la nostra giornata. Nel week end  siamo in giro per l’Italia e l’Europa per corsi, clinics, eventi e stages. Questa è la nostra vita quotidiana e ci piace molto.

Qual’è il vostro studente tipo ?

Il nostro studente è una persona intelligente e curiosa. Un tipo di essere umano che vuole studiare, conoscere, capire i cavalli. Migliorare costantemente anche a piccoli passi. I nostri studenti sono gente meravigliosa.

Concludendo questa breve intervista, come definiresti te stesso ?

Sono innamorato dei cavalli e della vita all’aria aperta. Mi piace vivere in modo semplice. Ho ancora molto da imparare ed è per questo che non posso permettermi di smettere di studiare. Ho grandi Maestri al mio fianco.

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 Natalia Estrada, compagna di vita, di sogni e di pensieri 

RINGRAZIAMENTI:

NATALIA ESTRADA, Ray Hunt, Buck Brannaman, Billy Mort, Dave Stoddart, Mike Smit, Travis Timm,  Frank Dominguez, Jim & Luke Neubert, Wade Black, Mike Crouch, Ovidio e Franco Climinti, Giulio de Donatis, Umberto Scotti, Buster Mc Laury, Susie Houge, Clint Mortenson, Mauro Ferraris, Paula & Doug Wright, Federigo Caprilli.

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RANCH HORSES- testo Drew Mischianti- Fotografie NATALIA ESTRADA. Testo e fotografie sono coperte da Copyright (c)

Il mio cavallo ha una faccia diversa. Sembra sempre guardare verso l’infinito, lo sguardo perduto dentro un mistero che conosce soltanto lui. Il mio cavallo osserva attento il mondo, percepisce l’universo con dei sensi e degli istinti che io non sapro’ mai. Occorre conoscere davvero i cavalli per comprendere quanto profonde siano le loro percezioni, quanto siano capaci di vedere con una sola occhiata, quanto possano udire lontano, quanto poderosa sia la loro immensa conoscenza. Fino dal primo momento che vidi un cavallo ebbi chiaro che questi animali conoscono cose che vale la pena imparare. I cavalli ti insegnano a rimanere in silenzio, a fermare l’attimo per capire se il mondo dentro e intorno a loro abbia la stessa sintonia. Quello che cercano i cavalli in fondo, è armonia. A scuola ho imparato a leggere e scrivere ma tutto quello che so, me lo hanno trasmesso loro, i cavalli. Ho dedicato la mia esistenza a cercare di capirli davvero perchè sono innamorato della loro particolare idea del Mondo, che guardano con soffici occhi bruni, immensi di magia. Sono cresciuto con la storia che i cavalli siano animali poco intelligenti. Ovviamente non ci ho mai creduto. Se davvero vivi con loro, sai che non è vero. Il loro affettuoso distacco trasmette saggezza. Loro sono sempre critici, dolci, severi e sono capaci di “guidarci senza dirigerci” su sentieri fatti di emozioni che è impossibile descrivere. Spesso mi accorgo che mi stanno osservando. Con quell’espressione di assoluta consapevolezza, con quelle smorfie che tradiscono il loro segreto divertimento nel convivere con noi… strani esseri umani. I cavalli hanno insegnato molto più a me di quanto sia stato io capace di insegnare loro. Ray Hunt diceva che “ se dai il tuo dieci per cento ad un cavallo, lui ti restituisce indietro il suo novantanove”. Gli uomini di Cavalli sanno che non è soltanto una bella frase.Questo sentimento mi ha portato a considerare i cavalli come dogmi di una fede da seguire ed a spendere la mia vita il più possibile all’aria aperta , insieme a loro. E’ una scelta questa che allontana dalle vie convenzionali dell’equitazione tradizionale e ti porta fuoristrada, su sentieri poco battuti, dove raramente incontri qualcuno. Questo pensiero ti spinge via dalle arene, dalle gare, dai circuiti dell’industria legata al cavallo. Lo stesso pensiero ti permette di esplorare liberamente il cavallo, diventando il topografo della sua geografia interiore. Un viaggio estremamente affascinante per me ed assolutamente noioso per altri. A me interessa il lavoro quotidiano con il cavallo, la condivisione di un mestiere da compiere insieme, l’unione che stringe due compagni che viaggiano sullo stesso sentiero, cio’ che Tom Dorrance chiamava “True Unity”. Non a caso, i padri fondatori della Natural Horsemanship sono stati ranchers, soldati, allevatori e vaqueros e non cavalieri dei circuiti agonistici. Il quotidiano compito di svolgere una professione difficile e leggendaria infonde coesione al binomio e pretende una comunicazione totale. Ore, giorni, mesi, anni, trascorsi insieme rappresentano una formidabile opportunità per conoscere ed unire anima, ossa e muscoli di due animali tanto diversi come l’uomo ed il cavallo. Naturalmente e per logica conseguenza i cavalli da Ranch sono sempre stati i miei eroi. Rustici, atletici, resistenti, stoici, con quelle facce da duri. Non ho mai inseguito le gesta di calciatori o stelle dello sport, piloti di moto veloci o macchine proiettili….i cavalli da ranch sono stati da sempre i miei miti ed il mio esempio. Onesti e lavoratori, robusti e capaci, indifferenti alle stagioni, nati per vivere liberi, all’aperto. Nati per vivere liberi, cristo. Per questo ho scelto di trascorrere la mia vita con loro, per cercare disperatamente di assomigliare a questi esempi di integrità fisica e morale. Non sono mai stato un tipo competitivo , nel senso puro del termine e neppure un garista. Per me la gara è un momento ludico, da affrontare con professionalità per verificare la preparazione del binomio, ma niente più di questo e mai vorrei sacrificare la salute e la serenità di uno dei miei cavalli per vincere l’ennesima fibbia di latta oppure una coccarda di seta, entrambe destinate a prendere polvere su uno scaffale. Simboli privi di senso, che esaltano i poveri di spirito ed i meschini, coloro che per vincerle massacrano di botte i cavalli e ne piegano cuore e sentimento avvilendo il loro spirito per uno stupido risultato agonistico . Ne abbiamo tutti qualcuna di fibbia o di medaglia a prendere ruggine da qualche parte. Niente di speciale, niente di vero. Niente di veramente glorioso. Un premio. Punto. Per me la gloria è la faccia bella del mio cavallo quando torniamo a casa, che mi guarda ancora con lo stesso sorriso che aveva quando siamo partiti. Non basta voler vincere, si deve sapere come farlo. Soprattutto se siamo in due, il mio cavallo ed io. Scendo in arena col mio quattroferri. Ho la responsabilità della gara, sento l’emozione, ma l’unico avversario da battere sono io. La gara è sempre contro noi stessi, mai contro gli altri. Per me gli avversari non esistono. Io e il mio cavallo siamo in gara per fare del nostro meglio e se questo si traduce in una vittoria, tanto meglio, ma quello non è il traguardo finale. So che sembra retorico e romantico, ma a me piace sentire il mio amico con la coda che fa il fanatico quando entra in campo, felice di esibirsi, bello, fiero, spavaldo. L’emozione per me è tutta lì. Siamo insieme, siamo una cosa sola e qualcuno ci sta giudicando per la precisione, la bellezza, l’eleganza. Questo è il traguardo, arrivare ad esprimerci insieme e con gioia, come in una danza. Non hanno importanza gli occhi della giuria, ha importanza soltanto la musica. Quella musica speciale che suona il cavallo mentre compie con te un percorso, un gesto, un mestiere.

Andrea Drew Mischianti. (c) All Rights Reserved.



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