Drew’s Words

Photo by NATALIA ESTRADA©
L'ODORE STRANO DEI CAVALLI di Andrea DREW Mischianti (C) ALL RIGHT RESERVED

Sono sempre stato considerato un tipo...strano.
Un albero diverso da tutti gli altri della foresta. E per questo sbagliato.
In famiglia, tra i parenti, al liceo... ovunque.
Il motivo? Ero sempre lì a parlarne, a pensarli, a sognarli...
Le mie mani hanno sempre avuto il loro odore dentro,
fin sotto alle unghie...il loro odore. Quell'odore che non se ne va via
nemmeno dopo mille docce. Quell'odore che per gli altri è una
sgradevole aroma.
L'odore intenso e magico dei cavalli.
Io come molti voi ho vissuto quella specie di isolamento benedetto all'interno dei vari gruppi sociali urbani.
In sostanza, se non parli di calcio, automobili, vacanze tutto compreso alle Maldive,moda, orologi, motori, donne e donnette...non sei socialmente affidabile.Ho sprecato anni di vita a tentare di spiegare ai civilizzati e normodotati membri della nostra lobotomizzata civiltà che amare i cavalli ci regala la capacità di affrontare la Vita in modo diverso.
Il sottile confine tra forza e vulnerabilità che disegna l'anima dei cavalli è lo stesso filo rosso che segue la vita diognuno di noi. La ricerca dell'equilibrio, dell'armonia, pensiero caro a tanti filosofi dell'antica Grecia, è la strada da seguire per conquistare il cuore dei cavalli e, secondo me, per vivere insintonia con la gioia ed il dolore della nostra Esistenza. E' un concetto
semplice, ma come sempre la nostra civiltà tende ad associare alla
semplicità l'idea della stupidità.
Se una cosa è semplice è poco intelligente.
Credo invece che se tutto questo vivere fosse ridotto ai
minimi termini esistenziali, noi,i cavalli ed il resto del Mondo avremmo giornipiù sereni ogni giorno.
Ma credo sia giunto il momento di smettere di scrivere come un monaco.
Inutile spiegare tutto questo a gente che non ascolta.
Per quanto mi riguarda possono tenersi i mondiali di calcio, le elezioni, gli ipermercati, i centri commerciali, i telefonini ultimo modello, le ADSL, le ASL,i codici a barre, i microchip e tutti i loro dannati canali televisivi.
Che nascondano nelle tasche tutti i soldi che possono rubare. Che
sappiano la formazione della Juventus a memoria, che in edicola comprino
pure il Corriere dello Sport, Il Giornale o altre bugie fatte d'inchiostro,
Io mi tengo i cavalli.
I miei amici con quattro zoccoli e una coda.
Ho tanti libri da leggere. Libri scritti da gente libera.
Tante cose da scrivere.
Cose per gente libera.
Domani è sempre il primo giorno del resto della mia vita.
Alla fine sono soltanto uno che parla di cavalli.
Come voi.
Un uomo di cavalli.
Convinto, fiero, assolutamente tranquillo.
Sono quello che ho sempre voluto essere.
Non fatevi mai abbattere dai normali.
Cosa vuol dire essere normale?
Ascoltare le partite e andare a messa alla domenica
alla stessa ora?
Pensateci bene... Gesù era un tipo normale? Leonardo?
Michelangelo?
Che cavolo. Neanche Bruce Springsteen è uno normale. Difendete la vostra
anormalità. Parlate di cavalli. Infischiatevene.
La Vita è breve...Montate a cavallo, amate, sorridete...

Drew Mischianti(c)All Rights Reserved

PHOTOESTRADA(C)

NEVADA e altri pezzi di Mondo.by DrewMischianti(c)AllRightsReserved

Esistono luoghi dove tutto il resto non conta.

Ci metti un po' per trovarli.Anche una vita intera ,ma ne vale la pena. 

Perche'ti serve un posto dove illuderti di poter fuggire un giorno,

quando questo sara' finito,quando tutti i serpenti avranno esaurito il veleno. 

E questi posti sono necessari.Indispensabili. 

Poiche'non vi abitano Loro.

Gia',laggiu' i Mangiacuori muoiono al primo contatto 

con l'aria rarefatta delle grandi distese d'artemisia. 

I Mangiacuori,rettili dalle sembianze umane.

Esseri che si muovono in sciami,come insetti letali. 

Passano da una festa ad un altra.

Conoscono i nomi di tutte le discoteche ed i locali giusti.

Hanno sempre una bottiglia di bollicine nel cestello pieno di ghiaccio

 ed una donna poco vestita e disponibile accanto.

Sanno a chi chiedere favori e conoscono bene il prezzo da pagare.

Non hanno ideali tranne il denaro.

Non hanno scrupoli,soltanto desideri da soddisfare.

Amano il lusso.

Sono lucidi come le loro automobili,oscenamente costose.

Ricoprono posti di lavoro dove possono esercitare il potere effimero delle banconote.

Carta colorata con la quale comprano i cuori della gente prima di mangiarlo. 

Sono perfetti per il loro mondo,

che misura il valore e l'onore con i soldi che un uomo è riuscito ad accumulare. 

Sono bravi,pericolosamente bravi a fare in modo che nessuno smetta di desiderare.

Desiderare sempre piu' lusso.

Accumulare beni,case,ville,automobili e avvocati spietati...

Sono magici nel farci credere che un uomo in gamba 

debba avere un mutuo sulla schiena per essere felice,

poiche' se non possiedi una casa fatta di mattoni sei un fallito. 

Strisciano silenziosi tra i ricchi,i potenti ed i famosi

 e gli fanno venire la febbre di essere ancora piu' famosi e ricchi e potenti....

Li puoi trovare dentro le riviste patinate.

Facce sorridenti,occhi di vetro,

mani che stringono un flute di nettare francese frizzante ed ambrato,

nello sfondo un locale buio di specchi e velluti.

Hanno voci sommesse e calcolate e calme.

Hanno due religioni, calcio e motori ed un unico argomento culturale:

-il sesso.

Argomento di cui molto parlano,con competenza,

ma poco praticano,come il calcio.

Fuori dal campo e fuori dal letto sono tutti fenomeni. 

Contaminano la societa' intera con questi dogmi 

facendo venire la bava alla bocca ad operai e poveracci di ogni sorta,

 sfrecciando nelle notti di feste e festini,

a bordo delle loro lucide pallottole gommate,

facendosi fotografare con donne 

delle quali conoscono l'esatta sfumatura dei loro capezzoli,

 ma non il colore dei loro occhi.

Al polso hanno orologi d'oro costruiti da svizzeri avidi e neutrali,

per misurare il tempo e dargli un valore in denaro. 

Magari qualche volta, per sbaglio ti capita di incontrarne uno. 

Il loro odore è quello del coyote morto nella terra bagnata.

Tu li detesti e loro lo sanno. 

Poi,un pomeriggio senti una di quelle voci al telefono. 

Non cercano te ovviamente, ma tu hai sentito quel suono. 

Ed hai capito perchè hai scelto il Nevada. 

Si fugge per mille motivi. 

Tu fuggi dai Mangiacuori.

Per rimanere davvero dovresti combatterli.

Sterminare i loro pensieri laidi con la poderosa energia della tua fede. 

Ma perche'? Non puoi proteggere nessuno da Loro. 

E Loro, alla fine faranno in modo che

 tutti quelli che ti amano o ti hanno amato ,

credano che tu sia soltanto un povero vaccaro spiantato. 

Sono armati e pericolosi....hanno una cosa che si chiama televisione.

Piu’ letale di una pallottola di piombo. 

Ecco, laggiu'in Nevada non ci sono ripetitori per i telefoni cellulari 

e non c'è segnale TV.

Dovresti riempire una carovana di pullmans

 e lasciarli sparire nel nulla della Rowland Road,

una sterrata ad est di Grasmere che si perde nel nulla del buckaroo country 

sotto le severe montagne della Jarbidge Wilderness.

Oh,come vorresti portarli laggiu' con i loro golfini di cachemire.... 

Ma la gente li vuole,li imita,li adora.

Allora tu fuggi via sulla Rowland Road e magari quasi ci lasci la pelle,

ma oggi è un bel giorno per morire e morire lontano da Loro è gia' una gran cosa. 

Sai gia' come finira' questa storia.

Era scritto tutto fin dall'inizio 

Comunque hai avuto abbastanza palle per viverla tutta. 

Pero' c'è ancora un posto dove vivere prima di morire. 

Un posto che chiamano Nevada.

Un posto dove puoi entrare col tuo cappello

e i tuoi stivali in un bar alle cinque del mattino 

e non essere guardato come un matto. 

Un posto dove vacche e cavalli e cervi

 e coguari sono molti di piu' degli abitanti.

Un posto dove puoi uscire sul portico 

e guardare fuori l'immenso che rende minuscoli i tuoi problemi umani.

Un posto dove ancora riesci a trovare Dio e provi anche a farci quattro chiacchere.

Un posto senza la maledetta televisione. 

Nessuno gioca a calcio laggiu'.

Non ci sono piste per i motori costosi,

ma sterrate per i fuoristrada.

Non è la terra del Moet ma quella della Dr.Pepper.

Il lusso è sentirti un re in sella ad un cavallo in cima ad un canyon,

avvolto in uno scarf di seta pagato venti dollari

e protetto dal tuo vecchio cappello di feltro 

e dalla distanza che c'è tra te e quei demoni da Truman Show.

Non ci sono orologi per misurare il Nevada,

neppure abbastanza denaro per comprare il grande nulla di quella terra dura.

Nessuno ha voglia di guardare la televisione,

quando dalla finestra ha uno spettacolo che tutti i giorni manda in onda il Signore. 

Il Signore.Oppure qualcun altro o qualcos'altro o nessuno,

come crede chi ti vive accanto che crede nel non credere.

E anche quello è un credere.

Comunque il Nevada è la' fuori,poderoso,immobile,eterno. 

E ti cresce dentro un senso di fierezza e di onore 

ad essere un uomo che vive a cavallo.

Questo sentimento ti fa sentire forte,

ti fa credere immortale e gigantesco

e fa sparire qualsiasi lucido rettile Mangiacuori. 

E non sai se avranno il cuore di chi ami.

Ma sai che non potranno mai avere il tuo. 

Mai. 

Perchè ti basta guardare le punte dei tuoi stivali,

sfiorare il cuoio della tua sella 

o appoggiare la tua fronte stanca 

di brutti pensieri sul collo di un cavallo per sapere. 

Sapere che sei immune da quel veleno.

Ed il Nevada non è un antidoto.

Il Nevada è dentro te ogni giorno.

E' il tuo pensare.

E tu sei li' sempre anche quando sei qui,

poiche' puoi vivere qui le stesse emozioni 

che oramai hai imparato a seminare e far germogliare nel tuo orto esistenziale. 

E se non potrai mai piu' tornare laggiu',

avrai abbastanza magia da vivere la stessa energia qui,

nel paese dei calciatori,delle veline e dei  dannati films di Fellini.

E ti bastera'sellare e filare dietro la collina.

Nessuno potra' chiamarti al telefono alle tre del pomeriggio con quella voce li'.

Non avrai il telefono,poiche' sai bene che se dovessi ancora ascoltarlo,

anche una sola volta,andresti a prenderelo quel Mangiacuori li'

e gli schiaccieresti la coda e gli romperesti i denti velenosi per bene.

Sei stanco. Oggi.

Queste deliranti righe sembrano una pazzia di parole,
invece sono il succo della tua anima,sono le ossa del tuo pensiero,
il sangue del tuo resistere.
Non verranno pubblicate da nessun giornale,mai.
Ora lo sai,sei andato troppo oltre. 

Il mondo è pieno di stronzate.

Realta' artificiali,soldi,puttane e desideri.

Il Nevada invece è semplice e vuoto di tutto

 e puoi riempirlo con tutto quello che vuoi.

DREW.
HORSES. 
By Drew MISCHIANTI(c) ALL RIGHTS RESERVED _
Un’anima. Quattro zoccoli. Una criniera. Una coda.

Cavalli. Amici dell’uomo da millenni. Mai schiavi davvero. Sempre lontani, un poco selvatici.
Diversi dai cani, un po’ simili ai gatti, uguali a nessuno.

Viviamo con loro. Alcuni per loro. Altri di loro.

Non ho mai pensato a una vita lontana dai cavalli, il loro odore è l’odore della Vita per me.

Lo scivolare della mia mano sulla loro schiena lucida,
 sporca di fango o bagnata di pioggia è un emozione,
 un dono, un brivido ogni giorno.
 Cavalli, occhi lucidi profondi come canyons.

Groppe. Muscolose. Piene di un’energia che non si può scrivere.

Un fiato dolce d’erba, saporito di fieno. Una voce che si fa nitrito.
Gambe di tendini, di forza, di veloce fuga.
Per chi, come me inizia il sogno alla mattina quando il loro morbido naso è nel fieno.
Per chi, il muoversi dei cavalli nel mondo rappresenta un magico attraversare
una Vita altrimenti scevra di poesia.

Per tutti quelli che si fermano un attimo la sera ad ascoltare
il suono sublime dei chicchi di biada che scivolano tra i denti d’avorio.

Nel mezzo di sospiri e sguardi. Per noi tutti, questa grande passione diviene una catarsi,
un orizzonte, una meta.
Ad una giovane e bellissima donna ho detto poco tempo fa che per me i cavalli sono angeli.

Ti salvano dalla bruttezza e dalla volgarità di questo mondo.

Angeli. Davvero. Quando sei per loro. Quando sei con loro.
Tutto torna, tutto va a posto, come una musica, un vento selvaggio.
Un sapore epico.
Non puoi fare a meno di loro, soprattutto non devi.

Cavalli, pensieri fatti di ossa, nervi tesi e muscoli.

Irrinunciabili compagni di vita. Luminose scie nel buio. Stelle forse.
Sicuramente una parte delle nostre anime.

Non è così per tutti. Per noi questo, per altri macchine da soldi.
 Quante volte li ho visti con gli sguardi sofferti e il respiro finito.
Quante volte, nobili angeli con le ali infangate dall’uomo
che tiene le redini di questi esseri incredibili e troppo lontani dalle
nostre coscienze per essere capiti davvero.

Comunque io e voi, per sempre, in silenzio,
guardiamo quel fiato che si fa nuvola nel freddo del mattino,
ed esce dal morbido naso di velluto di un essere antico
e ricco di tutto quello che noi non avremo mai.

La tenerezza di un’anima selvaggia.

ANDREA MISCHIANTI (c) All Rights Reserved

-INTO THE WILD di DREW MISCHIANTI all rights reserved (c) 

S2

 Ti prende quella febbre li’.

Che devi sellare e andare via.

E quasi non dormi la sera prima e pensi se il tuo coltello è affilato abbastanza e se terranno duro i ferri del tuo cavallo.

E già sei nella Caccia.

Ci sei gia’,prima che il sole sorga dietro lo scuro respiro dei boschi.

Tu sei gia’ partito,non sei piu’qui.

E ti piace proprio,andare e andare e non fermarti fino a sera.

Pensi che pianterai la tua tenda sotto la montagna,sopra ai suoi piedi di prato.

Sei a caccia di bellezza.

Di bellezza.

Sul sentiero,in sella al tuo cavallo ritrovi la dignita’,il sentimento epico,il respiro che si scioglie nella contemplazione.

Il sentiero è tutto.

E’il posto dove hai imparato ogni cosa.

Il sentiero è il tuo cane che ti segue,la pozzanghera dove si specchia il cielo,le foglie scolpite nel fango,l’orma del cervo che segna il cammino e dice che quel posto è casa sua.

E non c’è niente da vendere.

E non c’è nulla da comprare. Sul sentiero.

E’una palestra esistenziale. Un filo rosso. Una magia.

Cavalchi piano,cammini. Il tuo fiato, il fiato del cavallo e quello del bosco si mescolano al vento. E il vento fa muovere le foglie, scompiglia le criniere e soffia via tutti i tuoi pensieri sfregiati.

Sorridi,mentre vai. Sorridi e sei felice, anche se avresti molti motivi per non esserlo.

Ma il sentiero è una Buona Medicina. Fa bene. Guarisce, depura, disinfetta le ferite, ma non lo trovi in farmacia. Il Sentiero.

Il sentiero è sempre da qualche altra parte. Lontano, oltre.Vicino ad un’idea che si chiama Speranza.

E tu lo percorri. In silenzio, con l’umile fare dell’innamorato.

Perche’ami follemente andare sul sentiero col tuo cavallo.

Ed oggi, c’è anche qualche buon amico con te.

E c’è un essere umano speciale. Assomiglia alla rugiada sull’erba del pascolo, al mattino.

Cavalca al tuo fianco. Sempre.

Ti fermi insieme agli altri giu’al torrente. I cavalli bevono lunghi sorsi d’acqua smeraldo, rompono con i loro musi il riflesso limpido dei pioppi che chiacchierano con le fronde, nella brezza.

Il mondo è perfetto.

Il sole è alto abbastanza da farvi montare il campo nella fresca luce della sera.

Le tende, il suono della tela che sbatte contro la corrente che scende giu’ dal monte, i picchetti piantati con una pietra piatta, gli insetti che volano contro la luce del tramonto e quel colore ardente della fine del giorno che rende tutto soffice e croccante come pane appena sfornato.

I cavalli attaccati al filare o nelle pastoie tra l’erba verde,alta, rigogliosa e buona.

E tutti voi che avete gia’costruito la vostra casa da nomadi per una volta ancora.

Ecco, il campo è pronto, il fuoco acceso, la carne sulla brace,  il vino nei bicchieri.

Il cuoco ed il suo assistente maldestro sono al lavoro, cambusieri di questa pattuglia affamata.

Nella loro coreografia di padelle, pentole e mestoli in movimento, sembrano antichi musici medievali che suonano melodie fatte di sapori e profumi con il sano cibo di questa campagna.

Poi tutti intorno al fuoco, a celebrare lo stesso rito atavico e magico dei cacciatori primitivi.

Intorno a noi i boschi silenziosi, i pascoli fruscianti e i monti alti laggiu’.

Le stelle in cielo rubano le luce alle fiamme del bivacco e voi cantate le strofe dei mandriani con la chitarra e la voce di un amico, strofe che vi tirano come un guinzaglio nel buio delle note, rese storte da un sorso di grappa.

Natalia inizia ad usare la sua voce di miele e tutto diventa piu leggiadro.

Passa la sera e l’oscuro letargo del giorno vi chiama nei sacchi.

Siete nel silenzio,tra la tela e le stelle dentro i vostri sipari da campo, fatti per durare un sonno soltanto.

Fuori i cavalli si muovono piano nel buio.

Il tuo cavallo ha una piccola campanella attaccata alla cavezza e lui la sa suonare bene, come una malinconica canzone da soldato che aspetta il cambio del turno di guardia.

Ti stendi, con la Rugiada accanto ed i tuoi cani dietro la tenda, all’erta, accucciati sotto le selle e dentro alla notte.

Senti la terra sotto la tua schiena.

Come sempre è dura e buona e ti fa addormentare sereno.

Prima di chiudere gli occhi ti domandi cosa sogneranno i vostri cavalli questa notte.

E’ una domanda strana, ma ti è venuta cosi’ come una farfalla notturna che sbatte sulla lampada da campo, attratta dalla luce.

Non lo saprai mai cosa sogneranno, ma tu sognerai loro, come in quasi ogni tuo sogno.

E poi il buio scivola ancora nella luce e la magia del giorno fa apparire il mattino, dolce di sole chiaro e morbido di fresco respiro.

Apri gli occhi all’alba, tiri fuori la testa dal sacco e apri la tenda.

Qualcuno è fuori,in mutande e stivali a sistemare il nodo di un cavallo al filare. Il tuo cavallo non è fuggito via, i cani scodinzolano e il mondo è bello anche oggi.

Il caffè è pronto e caldo.

I cavalli masticano il fieno, gli uccelli mettono in scena un concerto, le spighe di un campo di frumento, a valle, si muovono pettinate dal vento e sembrano verdi onde di un lago in movimento.

Vi lavate ad una fontana nel borgo abbandonato. Nel silenzio assoluto delle case in rovina.Vecchi pezzi di aratro arrugginiti, botti di vino sfasciate, corde appese alle vecchie travi, porte scolorite incastrate nei montanti di pietra. Siamo lontani dalle citta’. Forse è per questo che qui  se ne sono andati tutti.  Forse nessuno era come sei tu. Che vivresti quassu’per non tornare mai a valle, che quel poco tempo che  hai passato in citta’ ti  ha ucciso piano piano, un pò, ogni volta.

Ti guardi intorno. Colline e montagne e boschi.

Tutto cio’ che stai osservando ora ti insegna ad essere umile e ti costringe a coltivare quella prodigiosa armonia che lega tutte le cose.

Tornate ai cavalli. Disfate il campo cercando di “lasciare il mondo piu’ bello di come l’avete trovato”. Selle sulle schiene robuste e si scende al torrente. I vostri cavalli bevono di gusto a lunghi sorsi rumorosi come solo loro sanno fare… e si riprende il cammino.

E vi sentite un po’tutti eroi in sella ai cavalli belli. Anche se state soltanto salendo e scendendo dei monti, anche se non avete conquistato nulla.

E con questo senso epico attraversate boschi, forre, roveti e pietraie.

Scendi dalla tua puledra e la conduci per mano come una fidanzata.

Cammini con le redini tra le dita ed il suo naso vicino abbastanza da sentire il suo fiato di fieno dolce. Gli altri sono a poca distanza piu’avanti e tu senti crescere dentro quella feconda solitudine che ti ispira a scrivere e pensare.

Continui cosi’ per un po’e trovi chiaro che di tutte le cose che fai con i cavalli, questa è quella che ti regala piu’ emozioni.

Viaggiare in sella.

Niente aeroporti, nessun albergo. Non ti servono nemmeno documenti, prenotazioni e orari .

Questo è quello che vorrai fare fino all’ultimo tuo giorno. E la distanza che c’è tra questo e l’altro mondo, è la stessa che tu sia in Nevada o sulle colline dietro casa.

E identica è la bellezza che ti accarezza la pelle e ti salva ogni volta. E nessuno puo’impedirti di essere vero e felice qui. Nessuno.

Anzi, qualcuno ha tentato di rallentare il tuo andare, ma magicamente lo ha reso piu’lieve, regalandoti il piacere di conoscere i sentieri piu’vicini eppure cosi’ immensamente selvaggi.

E cammini con la puledra che pesta con i piedi la tua ombra, e ti senti come John Muir sulle sue montagne.Ti senti in pace.

E’sorprendente quanto lontano tu possa andare restando cosi’ vicino a casa. Ed è magnifico sapere che le streghe non possono spingersi fin qui, poiche’ il loro cuore è fatto di latta ed hanno il coraggio di un lombrico. Le streghe vivono in citta’. Hanno grossi pentoloni dove rimestano la loro malvagia angoscia e non sanno che presto verranno mangiate dalla loro stessa  scelleratezza. E neppure conoscono la forza che questi luoghi ti infondono, una forza che non ha bisogno di essere esibita. Una forza che viene dalla pazienza e la pazienza l’hai imparata dalla Caccia.

Ogni cacciatore conosce il lungo piacere dell’attesa.

Un attesa priva dell’ansia che brucia sulla pelle delle streghe.

Un’attesa che promette e vince.

Sempre.

Continui il cammino e osservi le impronte dei tuoi stivali e della puledra che si sovrappongono come i tuoi pensieri e ti rendi conto che l’unica cosa di cui davvero hai bisogno sono questi sentieri fangosi dove pestare un po’di fatica sulla salita di pietre e radici.

Hai bisogno del cielo turchese e della foresta verde e della pioggia sul tuo cappello e del vento che gioca col le nuvole e le fa andare come barche di carta nel blu.

E se hai sempre la Rugiada accanto a te, ogni mattino e amici in gamba,  e sai che riuscirai anche a sopravvivere alle streghe.

La potenza della vita vive su queste colline. Sali in sella di nuovo e raggiungi gli altri, ognuno forse pieno di storie come le tue attaccate ai pensieri come zecche fastidiose.

Ma siete li, tutti insieme e sorridete perche’ il Sentiero concede sollievo alla miseria dello spirito e dona  rifugio al fisico e alla coscienza.

Dall’alto colle scendete giu’ ripidi verso una forra selvaggia falciata da un torrente.

La discesa e’scoscesa e stretta, ma i vostri cavalli hanno i piedi da montanari e l’animo dei soldati.

Vanno giu’ dritti, sicuri, calmi. Arrivate in fondo nel bosco scuro, serio e lavato dalle piogge dei giorni trascorsi. Una frana ha ingoiato il sentiero e dovete attraversare un burrone fangoso costretto tra gli alberi fitti.

La guida, sulla schiena della sua mula coraggiosa, fanno strada.

Guardi le loro facce risolute e fiere. Vanno giu’ senza il pensiero del pericolo con la saggia conoscenza dei propri mezzi. Lo stesso fanno tutti gli altri cavalli. I vostri cavalli. Allevati sui pascoli storti, addestrati dalle intemperie, forgiati dal fango scivoloso e dalla terra dura. Nessuno sbaglia un passo. Nemmeno la tua puledra.

I nostri cuori sono gonfi d’orgoglio per i cavalli. Ci hanno portato giu’ e poi oltre il dirupo senza un lamento. Compagni fedeli, guerrieri silenziosi, eroi senza macchia. Amici con i quali affrontare avventure che non siano leziose e domestiche.

Uscite dal bosco e di nuovo su verso il monte. Vi aspettano il cuoco del campo ed il suo tirapiedi. Sono lassu’ con un rosso buono tre volte e salumi e pane fresco sul carro gommato.

Arrivate e sistemate i cavalli nel pascolo imbandito di falasco giovane.

Mangiate e riposate nell’erba, distesi e stanchi come un branco di lupi a riposo.Viene su un contadino a trovarvi. Parla un dialetto che tu non capisci, ma comprendi i suoi sorrisi ed assaggi il suo vino. E’contento di conoscervi e vi invita alla sua fattoria. E trovi che questo sia stupefacente in questo mondo dove esiste davvero una cosa chiamata televisione. Una roba che insegna alla gente la soddisfatta prostituzione del corpo favorita da una societa’ che si compiace dei propri vizi e scambia  anime e persone con banconote e favori osceni .

Ma la tua TV è morta da un pezzo e qui non esiste e speri che questo buon uomo di collina non la guardi troppo.

Ancora in sella. Il fiume largo giu’a valle sembra la muta di un serpente rimasta sul prato. E’ il Pigro come lo chiami tu, acqua larga abbastanza da farti pensare ad un guado.

Tornate verso casa.Una volta in cresta giu’vedi la GrandePianura. Coltivata, industrializzata, domata, imbrattata di autostrade, infettata dai centri commerciali, condannata al progresso.

Ma è lontana. Cosi’lontana dal tuo cuore che sarai soltanto costretto ad attraversarla veloce chiamando a te, come folletti, i ricordi piu’ belli di questi due giorni di Sentiero.

 -LA CITTA- di Andrea "Drew" Mischianti.
"Mi guardo intorno e osservo tutta questa gente che corre. Mi chiedo dove vada e perchè. 
Ogni cosa nel mondo, ogni cosa di valore, ogni bella cosa, richiede tempo.
Cucinare un buon pasto richiede tempo al cuoco. 
Far crescere una betulla richiede tempo alla Natura. 
Giungere al mare è un lungo andare per il fiume. 
Fare l'amore bene non è cosa di un attimo.
Il sole ci mette un giorno intero, ogni giorno, per attraversare il cielo
e…allora dove corre tutta questa gente?
Credo che le città siano il veleno del mondo. 
Il modo piu’ innaturale,per un essere vivente di qualsiasi specie, di vivere.
Infatti si confonde il vivere con il sopravvivere. 
Fretta, ansia, chiasso, luci e rumori,suoni stonati odori artificiali
e milioni di persone che vivono ammassate in blocchi di cemento come pomodori
nelle casse di legno pronti per andare al mercato.
Nelle loro case, al posto del camino, brilla l’oblio della mente…il televisore. 
Strumento dei ricchi e dei potenti
e soprattutto dei prepotenti per ingannare e addormentare il pensiero della gente.
Gente che si sposta sottoterra, chiusa , 
ammassata in vagoni maleodoranti che strisciano 
come vermi nel fetido intestino buio della città. 
Chi ha bisogno di inventarsi l’inferno? 
...basta passare due giorni in città."
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