Archive for the ‘FEEL’ Category

JESSICA ci ha lasciati…

Nella miseria assoluta, non sapendo cosa pensare sulla giustizia divina…

Ciao Jessica, tanto prima o poi ci rivediamo.

CAPRIOLA’s Story….

Testo (C) Drew Mischianti , Fotografie Natalia Estrada (c) ALL RIGHTS RESERVED.

J.M. Capriola, Elko Nevada. Non è una selleria come molti credono, ma una leggenda.

Ricordo ancora la prima volta che arrivai di fronte al mitico angolo tra la la Commercial e la quinta. Quel cavallo di plastica sul tetto di scorza di legno, i murales di Bute sul fianco del muro…era tanto tempo fa e la mania buckaroo ancora non era ancora esplosa del tutto. Ma Capriola era là, un monumento alla tradizione, un caposaldo delle radici culturali del working cowboy. Il loro claim…Guardians of Western Traditions calza a pennello. Ed ero là anche io.

Nel magico negozio, vengono oggi custoditi i preziosi “ Bit & Spurs” firmati  G.S.Garcia capolavori di argento e ferro, abilmente cesellati dalle mani esperte degli eredi della tradizione. Dal 1929 questo straordinario tempio di cowboys & buckaroos sorveglia attento, come un mastino, che non vadano perdute le antiche radici degli artigiani e degli artisti di questo tipo di cultura legata in modo indissolubile al cavallo da ranch e all’allevamento del bestiame. In realtà le origini di G.S. Garcia e J.M. Capriola partono da più lontano. Infatti già nel 1864 la famiglia Garcia iniziò questo tipo d’attività , segnando lo standard assoluto in termini di qualità e bellezza nella realizzazione di morsi, speroni, selle e finimenti. Da allora le mani esperte e talentuose di uomini silenziosi , dedicarono le loro vite a creare strumenti  funzionali, riuscendo a coniugare l’ arte al lavoro. Molti i nomi Italiani e Spagnoli nei vecchi registri dell’ archivio storico di Capriola…(nome di origine Italiana)….primo fra tutti John Estrada ( vecchio parente di Natalia…) che ancora oggi è uno dei piu’ ricercati artisti nel mondo del collezionismo di Bits & Spurs mondiale. Ma anche Espinoza, Figueroa, Hernandez, Rojas, e poi gli italiani Capriola, Biancani, Monte.

Il brand di J.M. Capriola è oggi portato avanti dalla famiglia Wright, che ha ereditato una leggenda e combatte contro il progresso, rifiutando il Made in China e continuando a costruire selle, morsi e speroni a mano, con scrupolo, attenzione ed un gusto inconfondibile. I MORSI GARCIA’s  vengono copiati, illegalmete copiati da moltissimi furbetti , che poi alla fine utilizzano materiali scadenti e dannosi per la bocca dei cavalli. Pezzi di latta fatti in China, marcati USA e venduti illegalmente e neanche economici… SE l’IMBOCCATURA NON VIENE ACCOMPAGNATA DA UN CERTIFICATO DI AUTENTICITA’ RILASCIATO DA CAPRIOLA’s NON è un GARCIA ORIGINALE…Ma John oramai ha perso le speranze di poter fermare questi disonesti. Il nostro amico John Wright è il più giovane della famiglia e la generazione su cui il futuro di questa istituzione della cultura western ripone tutte le speranze. John è giovane e in gamba. Sa costruire selle, montare un bronc, allevare tori da rodeo, mandare avanti il ranch di famiglia e spostarsi in tutto il west per portare il booth della selleria in ogni evento importante, sia si tratti di Ranch Rodeos, Ranch Roping oppure di altri horse shows. Il marchio Capriola è sinonimo di qualità assoluta ed è apprezzato e richiesto dall’ Arizona al Canada.

Abbiamo incontrato John più volte durante questi anni e siamo riusciti a stringere con lui un’amicizia basata su reciproci interessi e su una simpatia immediata che ci ha legati dall’ inizio…

John è giovane, ma fiero e molto attaccato alle tradizioni. Scrupoloso nel seguire le regole della cowboy logic, possiede il tipico atteggiamento del gentleman dell’ Ovest. E’ gentile, diretto, ospitale e sorridente.

Passione e competenza sono gli utensili che utilizza ogni giorno per portare avanti il suo lavoro. Consapevole dell’ eredità ricevuta John continua a costruire selle con una meticolosa attenzione per ogni tipo di dettaglio, per non smentire il motto di famiglia…we made the best!

John è un tipo maledettamente in gamba. Abbiamo trascorso qualche giorno con lui ed è svelto e capace. Insieme siamo andati a cacciar via i coyotes che volevano pranzare con i suoi vitelli, abbiamo percorso un bel po’ di strade di campagna col suo furgone, fatto un paio di giri allo Star per non smentire la tradizione di quando andiamo a trovare la vecchia Elko. Abbiamo roppato vitelli veloci come proiettili in mezzo al sagebrush, medicato quelli malandati, tirato su pezzi di fence malridotti, vagabondato per ore nel suo negozio pieno di meraviglie e giocato col suo cagnetto strano. Un giorno ci ha portato a vedere i suoi tori. Lui dice ch è un hobby, ma lo prende piuttosto sul serio ed ha tutta l’aria di un lavoro. I suoi tori sono in lista per le National Finals. Lui ci parla come fossero gattini. Li accarezza, gli porta spuntini speciali e lo vedi che il sorriso gli disegna la faccia quando è con loro. Quando attacca a parlare dei suoi tori o dei suoi cavalli, non sei sicuro se siano animali o membri ufficiali della famiglia. John ed io abbiamo speso un po’ di tempo a fare due chiacchere sui vecchi tempi, quando ancora i vaqueros erano fatti all’antica e non c’erano tutti questi  milioni di wannabees in giro.  Mentre eravamo in sella nell’ immenso vuoto splendido e dannatamente selvaggio del Nevada, mentre eravamo li’ a cercare di scovare un vitello finito chissà dove, lui scende da cavallo e trova nella sabbia una vecchia targa di un furgone. Nevada 1929. Lo stesso anno dell’ inaugurazione di JM Capriola ad Elko.

Credo proprio che John non cambierà mai. Non sarà mai pago dello spazio che si gode ogni giorno, non sarà mai stanco del vento che grida incessante nel mare d’argento dell’ high desert. E’ un figlio di questa terra strana, questa terra di mandriani e cavalli selvaggi, indiani e cercatori d’oro, vecchi hippies e artisti suonati, antilopi e coyotes e vacche al pascolo e cielo infinito e un odore di libertà che non si può spiegare.

“ La cosa bella è che nessun turista si vuole fermare in Nevada. Non abbiamo laghetti e staccionate bianche, prati verdi e boschi , non abbiamo niente qui che possa interessargli. Così cittadini e cowboys della domenica vanno altrove a costruire le loro belle villette a schiera ed i loro ranch da mezzo ettaro…per questo abbiamo ancora questo. Intendo questo spazio, il deserto alto, e tutto il resto. E’ bello vivere qui, e non lo cambierei per niente al mondo…” Queste le parole del giovane Wright. Parole di un uomo che si è preso una cotta per quella terra. Condivido ogni sua parola. A volte il Nevada mi manca al punto da cavarmi il respiro.

E’ un sentimento strambo questo qui. Difficile ed inutile spiegarlo. C’è chi ama il West per il vecchi films, chi per  fare gare e competizioni, chi per mettersi un cappello e andare a ballare la sera, altri amano il West per  i bei cavalli che ha forgiato…tutti motivi leggittimi. Ma John ed io amiamo il West perché è talmente crudo e vero che riesce a farci sentire vivi e “…maledettamente in gamba”.

The show must go on 2…WHY? by Rascal Flatts

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Dedicato a Pietro.

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