Il Grande Torneo è iniziato…

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ERRA TRADITIONAL RANCH ROPING CHAMPIONSHIP 2014

Fotografie: Natalia Estrada

Testo: Drew Mischianti

E’ un venerdì di febbraio. Piovoso e freddo pomeriggio di un fine settimana atteso da molti di voi. Lentamente i fuoristrada con i rimorchi agganciati alla coda arrivano nella pioggia che riga elettrica il cielo di piombo. Li guardi avvicinarsi dalla strada di campagna, tra i campi ed il bosco, inesorabili, come promesse mantenute. Il suono consueto e buono dei cavalli che scendono dalle rampe, la musica di qualche otto cilindri americano che gira bene sotto al cofano di un furgone giusto, la pioggia che picchia dura sul tetto del granaio, il tintinnare degli speroni dei tuoi amici che salgono la collina, la mano tesa per salutare, il sorriso largo e sincero che gli apre i musi da lupi. I cavalli si chiamano e salutano a modo loro tra nitriti e brontolate sonore e strane, si scaricano le borse piene di corde, le selle, le belle briglie. Nell’aria c’è una profonda e solenne atmosfera di fiera attesa, come prima di una battaglia o del primo bacio. Il Grande Torneo del Traditional Ranch Roping è iniziato.

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Sul petto delle giacche i “tuoi” ragazzi mostrano con orgoglio il marchio ERRA come membri scelti di una “posse” di frontiera, i loro cappelli sono frusti di pioggia e di vento, gli stivali bagnati di fango, i vecchi guanti di cotone, rotti dalle corde. Vi ritrovate tutti intorno alla stufa della bunkhouse, il caffè è caldo come le vostre anime smaniose di lavorare la mandria. Inizia il cenacolo intellettuale del ranch roping, parlate, affrontate argomenti tecnici e finite in esercitazioni accademiche legate a questo o quel lancio, alla distanza giusta, alla manovra perfetta.

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Poco dopo siete tutti intorno ad una dummy a continuare quello che avete iniziato in teoria e adesso non serve la stufa, le braccia si scaldano, le corde tagliano fette d’aria fredda sibilando come serpenti, gli occhi di tutti diventano attenti e precisi. Tutto incomincia a muoversi lentamente come un drago che si sveglia dal sonno lungo che lo ha rinchiuso in una fiaba dimenticata. Siete in pochi e siete buoni. Gente che “ci sa andare” come dice il buon Bigropes Cordoni. Le antiche tradizioni che state per celebrare, ancora una volta insieme, per voi sono la terra di mezzo, la terra abbandonata ed in questo abbandono trovate la vostra salvezza. Sapete quello che non volete. Lo sapete molto bene e avete consapevolezza che poca gente è portata a questa vita. Il mattino dopo siete tutti in sella per cercare di capire come il cavallo si adatti al cavaliere e non il contrario e come le gambe possano agire e le mani parlare, poiché essere Buckaroos, Vaqueros, Mandriani o come diavolo volete chiamarvi vuol dire questo, vuol dire sapere dei cavalli, sapere bene dei cavalli e del bestiame. Da voi i dilettanti privi di umiltà sono rari e muoiono di morte naturale e rapida, durano poco, svaniscono come nebbia al sole. Gli altri, quelli che studiano e sanno, quelli restano e non vanno via mai.

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Tra voi regna l’armonia silenziosa dei guerrieri. Chi tenta di spezzarla viene spazzato via.

Entra la mandria. Siete intorno pronti per iniziare a celebrare la vostra liturgia. Sapete di non condividere semplicemente una passione ma un’ossessione…Li vedi i cavalli buoni e robusti che trottano poderosi e gagliardi nella polvere del “picadero”, hanno musi solenni, code intrecciate, morsi d’argento stretti nelle bocche di velluto, li conosci tutti, li hai montati tutti, alcuni li hai riportati indietro dalla Terra di Mezzo, cavalli americani, grandi e grossi, cavalli che ne hanno viste e ancora ne vedranno.

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Le selle che li vestono sono state fatte su misura per i cavalieri che li montano, sono buone selle, rispettano le loro schiene nobili e sono belle ed il colore caldo del cuoio robusto risplende oggi nel sole che ha sconfitto la pioggia. Il leggero ondeggiare delle catenelle che legano i morsi alle redini è una danza che suona al ritmo dei campanelli agganciati agli speroni, gli zoccoli battono il tamburo nella terra soffice e gialla, un muggito forte e profondo dietro il recinto scivola nell’aria come il richiamo del corno di un’armata perduta…Sei felice. I tuoi amici intorno a te hanno un bel ghigno sul muso. Sanno di essere parte di qualcosa di speciale, di raro, di antico. Lo sentono dentro, giù nell’angolo segreto delle loro anime orgogliose. Questo è il vostro stile. Questa la vostra religione.

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Poi ecco che il torneo inizia con gioia e solennità. Tutti riuniti in un cerchio. I nasi dei cavalli verso il centro, le loro code morbide e lunghe si muovono appena tra i raggi del sole tiepido che annuncia primavera. Qualcuno scrolla le orecchie e fa tintinnare lieve i finimenti, i cavalieri sono in attesa, vi scambiate una promessa di fedeltà. Seri e veri, vi guardate negli occhi. Non avete bisogno di firmare nessun contratto, non vi servono tessere, iscrizioni, numeri… avete tutto quello che non si può comprare. Siete un pugno di gente in gamba, decisi a difendere le tradizioni e di fare buona equitazione. Oggi, radunati in un cerchio perfetto, disegnato dai vostri cavalli soldati, lo sapete di essere unici. Tu li guardi, tutti, uomini, donne, ragazzi. Non ti sorprende che vi chiamino …Il Branco di Lupi. Buona Caccia fratelli miei.

DREW MISCHIANTI

  1. Luca Z Said,

    …….GRAZIE…per le emozioni, le strigliate che “strigliano sul serio” e che mi regalano la dolce amarezza di chi ha tutto da imparare..GRAZIE per i sorrisi, le pacche sulle spalle, le strette di mano di “quando faccio bene” e che mi fanno sentire il più ricco tra i ricchi..GRAZIE per la polvere sul mio cappello che racconta la storia di un’amicizia che manco par vera e di cui vado instancabilmente fiero………questo è per me…come la vivo io….”così è, se vi pare”….

  2. TOM Said,

    ….questa è la VITA di gente vera ….che ha saputo dare senso VERO A QUELLO CHE FA …….NON SIAMO IN VIA DI ESTINZIONE ….SIAMO ISTINTI ….MA FINCHE’ C’E’ NE SARA’ UNO SULLA TERRA …LA SPERANZA SARA’ SEMPRE VIVA …A PRESTO

    TOM

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