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Feel Cafè. Quella cosa chiamata TWO REINS.

 TWO REINS…Adesso è una moda, una roba che fa molto “buckaroo”, molto Californio. Intendo sbattere sotto al morso un bosal da 3/8 e far finta di  “addestrare il cavallo in Two reins”. Ne vedo ogni tanto qualcuno, tutto convinto ,che trotta fiero e spavaldo in varie arene con l’aria del gatto che ha ingoiato il topo…poi gli guardi le mani, osservi come e dove sta cercando la riunione reale del cavallo e ti accorgi che non ne ha idea, poi osservi il morso e le redini ed è evidente che sono sbagliate le misure ed i pesi. infine con un paio di occhiate capisci che il morso è fasullo come il cavaliere ed è soltanto un low port con le guance di latta fatte a forma di signal bit. Very nice.

Il problema è che tutta la cultura Buckaroo sta diventando una mania collettiva senza senso, quindi vedi gente che fino a ieri andava in giro con cappelli di paglia alla Alan Jackson, camicia con scritto su Team Pecos Bill (reduce dall’ ultima garetta fatta con gli amici del Bar Dello Sport di Bellerazzo , provincia di non so dove) e stivalata da line dance e d’un tratto bum! Te lo ritrovi sotto casa col completino da Buckaroo ( fake -roo ) con l’immancabile scarf scintillante, un bel cappello schiacciato come una forma di pecorino, gilet tirato fuori dall’armadio del nonno e speroni imitazione Garcia ma, per carità, rigorosamente muniti di gingle bobs. Questo poi non sarebbe grave, ma soltanto privo di Stile, Cultura ed Onestà intellettuale… tre argomenti a lui sconosciuti come lo Spazio Profondo e la vita di Σωκράτης. Ma la cosa più brutta di tutta la faccenda è che il secondo step del Buckaroo Fai Da Te è…. cominciare a vestire anche il cavallo ! L’iter è questo :

– Il nostro Buckaroo nuovo di pacca si guarda allo specchio e si sente proprio preciso a uno di quelli veri, poi esce di casa tutto soddisfatto, prende la sua macchinina nella quale suonano soltanto cd contraffatti di Dave Stamey ( ordinarli direttamente da Dave sarebbe troppo..onesto) e finalmente arriva al maneggio dove generalmente trascorre la sua oretta a cavallo ed il suo pomeriggio a bere con gli amici alla domenica. Il nostro Buckaroo Fai Da Te raggiunge il suo cavallo lo sella e lo guarda…mmm c’è qualcosa che non va. Per completare la storia ed essere pronto per il ballo in maschera ci serve una wade. Eh si, ci serve proprio. Quella sella da reining/barrel/team penning non fa “pendant” con il nuovo costumino da Californio…quindi via di corsa in selleria a cercare una bella wade , mi raccomando col mulehide sull’ horn. Dopo accurata ispezione con sguardo critico e occhio da esperto, dopo averla provata sul cavalletto ed aver , ovviamente capito , dall’ alto della sua esperienza nel star seduto su divani e poltrone che va bene, spara la sua definitiva sentenza che contraddistingue tutti coloro che di selle non ci capiscono un tubo ” E’COMODA”. L’acquisto è andatoo, il dado è tratto come direbbe il mio vecchio amico Giulio ( Cesare). Quindi il nostro Fakeroo torna in maneggio con una bellissima sella wade tamarra e brutta quanto il peccato, con annesso rope da novanta piedi ancora tenuto su con i laccetti di plastica “tanto non li tolgo che sennò si rovina” ed il gioco è fatto. La cosa procede bene e per una settimana il nostro amico è contento come un bambino vestito da Spiderman a carnevale, poi, a forza di passare ore ed ore su U-tube, invece che a cavallo, si accorge dell’ imperdonabile errore! Orrore anzi ! Il suo cavallo non ha un bel morso d’argento tra i denti ed allora via di corsa in selleria a comprare un bel Garcia patacco fatto in China ma che sembra proprio ( pensa lui) come quelli del video di ieri sera. La domenica mattina, prima di andare a pranzo dalla suocera e dopo aver fatto un salto al centro commerciale con la moglie, passa in maneggio e si fa la sua bella mezz’oretta a cavallo tra la tangenziale ed il campo di calcio, mezz’ora che che lui chiama trekking ovviamente ed’è sorridente come non lo era da quando suonava la campanella della ricreazione. La domenica sfugge via fra risultati delle partite, la moglie che cucina le lasagne e lui che sta fissato davanti a U-Tube col faccione illuminato di blu dal computer ma …Bam! Altra svista! Guarda guarda questi qui del video di Californios che mi sono appena adesso illegalmente copiato, che io sono furbo mica li compro, li copio io eh… Ma guarda un pò questo qui che cosa ha sotto la testiera...un bosal? A che serve ? Boh! Chissa?! Però è figo…domani anche io!! Ed eccolo qui adesso veramente vero. Tutto vestito a festa, con lo scarf colorato al collo, gli armitas nuovi nuovi che non conosceranno mai fango, sangue e sozzerie varie, una bellissima wade di cartone sotto alle tasche dei wranglers e…dulcis in fundo il cavallo in two reins, che è “più meglio” così invece di due ce n’ho da tirarne quattro di redini !

In realtà la tradizione delle TWO REIN è cosa seria, profonda e tecnicamente impegnativa e va studiata con grande attenzione come ogni fase della declinazione “Jaquima to Freno” della Cultura Buckaroo. Questo argomento che vedremo di approfondire bene durante il prossimo Winter Cowcamp ( Asti 21 – 22 gennaio 2010, presso Seventeen Ranch, info drew@ranch-academy.com ) è materia complessa e di non semplice comprensione per chi non è già “dentro” alla tradizione dell’ Alta Scuola Californiana e non conosce bene l’uso della Jaquima ( bosal ). Per questo motivo nei nostri prossimi incontri dedicheremo molto tempo a chi vorrà approfondire od iniziare a capire Jaquima e Two Reins. Da tanti anni oramai cerchiamo di migliorare il nostro feel e quindi i nostri cavalli, attraverso la comunicazione raffinata che questi strumenti  ci permettono di trovare nella nostra costante ricerca dell’Armonia. Lo studio dell’ Equitazione Classica che seguiamo Natalia ed io, le esperienze accumulate nell’ION durante vent’anni e la grande oppurtuinità che ci concede Buck quando montiamo con lui, mi hanno dato le basi per iniziare uno studio approfondito di questo  affascinante capitolo del libro di un Equitare diverso e nobile che tanto affascina tutti noi di Ranch Academy. Ci sono varie teorie e diverse tecniche relative alle Two Reins, come principio base ovviamente possiamo prendere a mo di incipit il fatto che l’uso del piccolo bosal, sotto al bridle, intende introdurre il cavallo con dolcezza e tutto il tempo necessario alla magia dello Spade Bit. Personalmente, a meno che non abbia iniziato un puledro in bosal ( intendo senza snaffle ) nel caso quindi si renderebbe necessario l’introduzione più morbida di un signal bit tipo salinas, non utilizzo le two reins se non intendo comunicare con un cavallo con lo spade. Questo perchè se capisco che un cavallo non è un cavallo idoneo per l’uso dello spade bit ( affronteremo successivamente l’argomento ), preferisco mantenerlo in bridle , magari con un salinas od un mona lisa od un polo, e passare alla transizione dalla jaquima al signal bit con un transiction bit ( ne ho un paio di Garcia davvero formidabili…). Spesso infatti accade che, per ragioni varie si voglia tenere il cavallo in jaquima a lungo senza accorgersi , magari, che il cavallo non è portato per “indossare” la jaquima stessa, come alcuni cavalli per morfologia e/o attitudine a volte risultano. Quindi in via generale utilizzo le two reins per i cavalli in spade bit e più raramente per quelli in bridle con un comune signal bit. L’abbinamento del bosal e delle redini giuste nel Two Rein Outfit è lezione da studiare bene poichè spesso noto strumenti di dimensioni e fattezze sbagliate che vanificano l’intenzione primaria della tradizionale “due redini”. Le two reins, come tutta la progressione “Jaquima to freno” non è soltanto puramente tecnica ma la componente di feel , all’ interno delle dinamiche del lavoro è estremamente importante. Il presupposto è quello di aiutare ( non correggere) il cavallo ad entrare in un esercizio con le guance del bosal e le sofisticate e nobili voci dello spade bit. Un insieme di flessione verticale e laterale che impegna il cavallo nella riunione reale trovando equilibrio e bellezza tra posteriori anteriori e l’armonia che si viene a creare tra mano e gambe del cavaliere ed anima e bocca del cavallo.

Attualmente abbiamo in classe con me cinque studenti in spade bit e quindi in two reins, uno  in Jaquima, due in snaffle bit, quattro in low- bridle ( salinas/different signal bits). Per studenti intendo cavalli ovviamente ed è straordinario essere a scuola con loro e continuare ad imparare , migliorare e raffinare quella cosa che qualcuno chiama Equitazione e confonde col miserabile agonismo sportivo e che per noi, invece è una forma d’Arte, uno Stile Di Vita, una Passione, un Ossessione.

Per chi volesse approfondire l’argomento : RANCH-ACADEMY WINTER COWCAMP 2012, 21 -22 Gennaio 2012, drew@ranch-academy.com

La leggenda delle selle e dell’argento. G.S Garcia & J.M.Capriola

Ogni forma d’arte ha i suoi eroi. Artisti che sopra chiunque altro, sono riusciti ad emergere per stile, bellezza, creatività, funzionalità ed eccellenza. Questi artisti sono coloro che scrivono la storia, non la studiano.

La leggenda di G.S. Garcia & J.M. Capriola parte dal lontano 1864. Centoquarantasette anni di tradizione, passione, eccellenza. Per questo abbiamo scelto questa straordinaria famiglia di ESPERTI per affidargli la creazione dell’equipaggiamento di Ranch Academy. Accontentarsi di meno è possibile, ma non rientra nella nostra visione generale, noi vogliamo il meglio per i nostri cavalli, il meglio del meglio. Quando il vostro cavallo ha sulla schiena una sella di Capriola, potete star certi che quella sella è stata studiata, pensata, costruita da chi conosce i cavalli, e li conosce davvero e per bene. Per fare una sella non basta sbirciare a tempo perso su U-Tube, assistere ad un clinic di un sellaio, leggere un manualetto, farsi un giro in fiera, darsi delle arie oppure scopiazzare qua e là in giro. O meglio per fare una buona sella questo non basta. Chiunque può fare una sella, come chiunque può fare un disegno. La differenza poi tra uno scarabocchio ed un capolavoro salta agli occhi di tutti e nel caso della sella, il giudice inconfutabile sarà proprio lui, IL CAVALLO.

 

PHOTO: La sella studiata dagli artisti/artigiani di Capriola’s ed i cavalieri di Ranch Academy sul modello della WADE originale custodita nel MUSEO di Capriola’s appartenuta a TOM DORRANCE e donata alla famiglia Wright.

La bontà di una sella inizia dal fusto (tree) che, nel caso delle “nostre” selle è fatto INTERAMENTE A MANO senza alcun uso di macchinari. Fermiamoci un attimo. Questo dettaglio è importante. Tanta gente ( in genere proprietari di aziende sconosciute che mi fermano in Fiera, ciarlatani di vario genere, dilettanti allo sbaraglio e palloni gonfiati che pullulano negli eventi nazionali…) cerca di convincermi che l’uso di macchine programmate appositamente per lo stampo ed il taglio del legno sia equiparabile o addirittura superiore al lavoro manuale. A me viene da ridere ma oramai rispondo…” ah…molto bene …” poichè per me, paragonare un artigiano/artista ad una macchina è come tentare di convicermi che un cavallo a dondolo sia meglio di un quarter horse . Ma io sono un tipo strano, ancorato alle vecchie tradizioni, convinto ancora che, santoiddio, L’ESPERIENZA conti più delle balle varie. Comunque sia ce ne è per tutti, ma cortesemente non tentate di convicermi perchè tanto non c’è speranza. Lasciando questi personaggi alle loro selle fatte in serie come tanti soldatini di piombo, torniamo al nostro discorso….dicevamo del seggio.

PHOTO: un seggio costruito a mano da un esperto treemaker appositamente per Capriola’s secondo le specifiche e “segrete” regole di questa leggendaria selleria. I legni usati, la stagionatura e la tipologia di rawhide utilizzato, unitamente alla cuciture e alla finitura, rappresentano una “ricetta” esclusiva maturata in circa centocinquanta anni dai mastri sellai di questo mitico brand.

 

Prima di tutto chi costruisce selle deve essere un ESPERTO cavaliere. Non sto dicendo che debba reggersi in sella, sto dicendo che deve CONOSCERE I CAVALLI. Deve CONOSCERE cosa vuol dire rimanere in sella ore ed ore, per giorni, deve SAPERE della schiena  magica fatta di muscoli coraggio e voglia d’andare che si muove sotto di voi mentre trottate a lungo sul sentiero, o girate a mille all’ora un manzo in arena o entrate in uno stop profondo nella sabbia o salite una collina ripida o allacciate un toro di una tonnellata al pomo….insomma chi si prende la RESPONSABILITA’ di costruire uno strumento che va a finire sul vostro cavallo dovrebbe, a mio modesto ed umile avviso, CONOSCERE la materia ( “…conoscere e sapere d’Equitare non si limita a montare in arena qualche ora al giorno…” Buck Brannaman). Nelle selle, come nelle imboccature è facile barare. Con John, Paula, Armando e Doug siamo stati ore ed ore , per giorni lunghi a studiarci le selle di Tom (Dorrance) e di Ray (Hunt) che loro tengono in custodia nel meraviglioso museo. Abbiamo apportato piccole modifiche, migliorato qualche dettaglio, adattato le misure al cavallo ” moderno “e alla fine è uscita la sella…una bella sella. Questo non è un consiglio per gli acquisti, noi non vendiamo selle, noi le COMPRIAMO. Vorrei che questo fosse ben chiaro.

Il problema è che la maggior parte della gente non sa assolutamente nulla di “saddle fit” e benessere del cavallo oppure di meccanica delle imboccature e di come sia fatta la bocca di un cavallo. Questo già è un vantaggio per vendere qualsiasi cosa a gente che ignora qualsiasi cosa. Si chiama ignoranza , ma se lasci sfuggire questa parola dalla tua bocca quella gente si offende. Loro si credono esperti oppure ti rispondono “tanto è lo stesso”. E’ lo stesso per loro, ma certamente non per i cavalli che montano.

PHOTO- Mastro Armando Delgado…un grande artista e un buon amico.

Comunque dicevamo che con le selle è facile barare perchè la parte più importante di una sella non si vede, stiamo parlando del tree, del seggio. Vedo in giro una quantità di selle fatte con seggi scadenti, ricoperte di cuoio stampato a macchina oppure fatto con le “formine” della Tandy o di altri marchi e vendute come selle “lavorate a mano” (…? e che sono mozzarelle di bufala? ). Riesco a capire come sono fatte anche se sono appoggiate su un cavalletto a duecento metri . In genere me ne sto zitto, li lascio parlare e poi con cortesia , mi congedo dall’affare…>E’ inutile mettersi ad argomentare con chi vuole spiegare a me, maniaco del custom made, le magnificenze di selle fatte in serie o peggio in scatola di montaggio o ancora peggio da pseudo artigiani che alla loro prima sella si sentono già Dale Harwood ( come è capitato a Lyon !)

PHOTO: John Wright al lavoro su alcuni dettagli della sella nel suo laboratorio di Elko, Nevada.

Le selle sono per me oggetti di culto, strumenti straordinari , esperessione di COMPETENZA e d‘ARTE che mi hanno sempre affascinato. Ho STUDIATO tanto in questo campo (saddlemaking) per CAPIRE come una sella possa vestire (bene o male) un cavallo. Sono stato ore insieme a famosi saddlemakers ad osservare, ascoltare, apprendere la genesi di una tradizione millenaria che ancora oggi è fatta di legno , cuoio ed argento e le mani ESPERTE di pochi artisti sparsi per il mondo. Questo STUDIO non fa di me un sellaio, ovviamente. Fa di me un appassionato, che è cosa ben diversa. Spesso mi chiedono ” ma perchè non ti metti a fare selle, visto che ne sai così tanto? ” La mia risposta è sempre la stessa: – nella Vita io non voglio essere un DILETTANTE. Il fatto che ami il making delle selle e ne conosca un po’( e non “così tanto” poichè “così tanto” come direbbe Lupo2 è Tanta Roba..) non fa di me un ESPERTO. E’ qui che la gente si confonde. Essere interessato ad un argomento è ben diverso di essere ESPERTO dell’ argomento stesso. Essere interessato ad un argomento vuol dire, STUDIARE l’argomento in questione, in questo caso si è STUDENTI. CONOSCERE approfonditamente l’argomento ed averlo sviluppato attraverso una lunga ESPERIENZA con ECCELLENTI RISULTATI fa di un uomo un ESPERTO dell’argomento in questione ed eventualmente un docente. Quindi io mi sento uno STUDENTE, non un esperto. Purtroppo nel nostro “pazzo mondo di cavalli ” tutti sono veterinari, istruttori, sellai, maniscalchi, cavalieri, fenomeni vari e clowns assortiti…

 PHOTO :NATALIA & Drew con la sella di Ray Hunt, donata da Ray a Buck (Brannaman) fatta secondo le specifiche di Ray dal maestro Dale Harwood. 

Costruire una ( buona ) sella è cosa grande e complicata. Va fatto con cognizione di causa e si deve avere , oltre che la CONOSCENZA adeguata un altro piccolo dettaglio innato che si chiama TALENTO. Non è cosa che possa fare chiunque, ma come la doma di un puledro…. tutti si sentono in grado di mettere un cavallo in un tondino ed atteggiarsi ad acerbi Buck Brannaman perchè hanno comprato un dvd su internet oppure assistito ad un clinic dell’ ultimo trainer in voga…che tristezza.

PHOTO: Il mulehide della mia sella dopo il Fall Roundup & Branding presso TENUTA DELL’ARGENTO…tanta roba. 

Alla fine , tutto questo lungo e polemico ( πολεμικός) discorso nasce dalla necessità di fare chiarezza su uno strumento delicato, preciso, fondamentale come la sella. Per noi che montiamo ogni singolo giorno e non soltanto la domenica pomeriggio, una buona sella è più importante di un’automobile, di un orologio o di un dannato appartamento in centro ( viviamo in campagna..). Per noi una buona sella è qualcosa di non discutibile. Irrinunciabile. Indispensabile nel più puro senso del termine. La pensano così anche i nostri cavalli e a ragione…Nel prossimo WINTER COWCAMP affronteremo con più attenzione e dettagli tecnici l’argomento “saddle fit” per coloro che intendono studiare e capire il cavallo…

PHOTO:– La nonna di John, “Mopsie” agli inizi del novecento su una sella di …famiglia poco prima del raduno dei suoi mustangs sugli altipiani della Elko County, Nevada. Questa gente ne sa “qualcosa ” di selle…o no?

“…UNO DEI MODI PER RICONOSCERE UN BUON CAVALIERE , UN VAQUERO VERO OPPURE UN UOMO DI CAVALLI E’ OSSERVARE LA SUA SELLA. COME E’ FATTA, DA CHI E’ STATA FATTA, COME E QUANTO E’ STATA USATA…UNA SELLA E’ COME UN LIBRO APERTO, CI LEGGI DENTRO UN SACCO DI COSE…”. Bill Dorrance.

 

See ya Bill…

 

Un anno fa. Oklahoma City. Futurity di reining. Eravamo liì per il Celebrity Slide, dove Natalia partecipava alla gara per la fondazione benefica Make A Wish. Ho avuto il piacere e l’onore di trascorrere qualche ora con Bill, durante quella settimana. Riservato, tranquillo, mi raccontava alcuni fatti che riguardavano amici comuni e poi parlavamo di cavalli e del suo modo di vedere il reining. E’ stato bello ed emozionante ascoltarlo. Sedevamo la sera in campo prova a guardare i cavalli di Natalia insieme a Troy (Heikes) ed il suo “marine” per il quale era stato scelto come coach dello Slide…Io che nulla so di reining, dal profondo della mia assoluta ignoranza ho fatto tesoro delle parole di Bill che mi ha spiegato tecnicamente alcuni dettagli soprattutto sugli stop che poi mi sono tornati utili a casa…ma indipendentemente da questo, mi è rimasta la sua voce dentro, le sue poche parole misurate, i suoi occhi lucidi, quel sapore di malinconia strana che percepivo sedendo accanto a lui con una tazza di caffè tra le mani e quel guardare lontano, oltre quel campo prova, verso un chissadove che forse sapeva che avrebbe conosciuto a breve. Bill Horn per gli amici BH, ha vinto qualsiasi cosa in gara con i suoi cavalli entrati nella mitologia del Reining, ma credo che abbia lasciato il cuore pesante a tanti che lo hanno conosciuto ed hanno lavorato con lui, come i miei amici Franco Climinti e Davide Fabi  che mi hanno raccontato tante cose su di lui e soprattutto hanno conosciuto quell’istinto talentuoso e difficilmente codificabile che Bill aveva nel capire e montare i cavalli…Ripeto, io che di reining non so nulla, mi unisco al coro di rammarico perchè tutti noi abbiamo perso un grande Horseman, titolo assai abusato di questi tempi e concesso gratuitamente a gente che non lo merita. Un horseman non è colui che vince le gare a qualsiasi costo e con qualsiasi mezzo, Horseman è colui che conosce, capisce, respira i cavalli e che nel pieno rispetto delle loro anime e del loro fisico sa esaltarne le qualità naturali. Bill Horn era uno dei pochi, grandi, leggendari Horsemen.

Il mio bicchiere in alto verso il Cielo Bill, mi sarebbe piaciuto conoscerti meglio, mancherai a tanti amici e soprattutto ai tuoi migliori amici, quelli veri, quelli che non mentono, quelli che non tradiscono mai…i cavalli.


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