
JOEY & DREW, PHOTO BY NATALIA ESTRADA(c) ALL RIGHTS RESERVED.
Siamo qui, affacciati su questa nuova e bella estate appena fatta.
La gente se ne è andata tutta al mare. Bellissima notizia. Si accalcano lungo le spiagge come strani insetti migranti, consumano il cemento dei lungomare leccando gelati, i piedi infilati in ciabattine colorate, sotto il braccio giornali che parlano di motori, di calcio e di femmine. Noi restiamo in campagna, oppure cerchiamo un sentiero in montagna. Luoghi deserti e solitari dove ritrovare un pò di silenzio e mettersi ad ascoltare i propri pensieri. Ieri ho passato un pò di tempo ad osservare le trote sotto il pelo dell’acqua, nella corrente fredda di un torrente di montagna e le foglie dei pioppi neri e dei faggi muoversi come ballerine nel vento freddo che scendeva dal monte ed anche i tori al pascolo, nell’ erba che si muoveva come una lunga onda verde sotto il soffio severo della pioggia. Lontano dalle città, lontano dai centri turistici, dalle cittadine in riva a qualcosa.
Via e per bene da tutto questa mania estiva che contagia le masse. Piu’ divento grande , piu’ mi ritrovo ad essere intollerante alle folle, ai palazzi, alle pizzerie, ai locali, ai bar, ai rumori della strada. Mi soffocano, mi rendono strano, mi mettono di traverso l’umore che già si guasta per i cavoli suoi con i fantasmi che svolazzano come farfalle ubriache nella mia anima. Detesto le città, anche quelle piccole. Non le sopporto prorio. Mi sento come un puledro di diciotto mesi in un tondino di dodici metri con dentro un’idiota con una frusta in mano che non ha la neppur minima idea di FEEL. Negozi, colori, musica, gente, ragazze truccate e vestite come pornostar a passeggio, uomini con indosso le maglie da calcio e pantaloni corti come adolescenti cresciuti troppo in fretta, famiglie nascoste dietro ad orribili occhiali da sole, motori rombanti, pubblicità dei centri commerciali e delle immancabili sagre gastronomiche, gente che suda in palestra a far spinning quando ha tutto il mondo da vivere là fuori, automobili decappotabili, radio a tutto volume, discoteche, happy hours,cene a bordo piscina, partite di calcio, barche di lusso, feste sulla spiaggia….no grazie. Datemi un cavallo.
L’altro giorno sono finito in un luogo speciale. Accanto a me c’era una persona speciale, l’unica che quando sono andato via, lungo il sentiero, ha capito che non andavo a pisciare ma a cercare qualcosa che non ho smesso mai di insegure da tutta la Vita. Eravamo in piccolo paese nel mezzo di tanto niente. Case di pietra, piccole luci accese nelle vie antiche. Ho proseguito fino alla fine dell’abitato. C’era una strada sterrata che costeggiava un bosco e si perdeva nel mezzo di una campagna sterminata, brulla , disabitata e bellissima. Era il tramonto. Un vento docile da ovest accarezzava la terra e le ferite del passato e portava via gli spettri. Gli uccelli volavano pigri indietro verso gli alberi che suonavano nella brezza come strumenti antichi e senza nomi. Un sacco di spazio intorno, un bel movimento di nuvole in cielo. Il buio che iniziava ad allungare le mani spegnando la luce nella macchia. Odore di terra. Odore di campagna buona. Laggiu’ in fondo una vecchia osteria, con una luce accesa nel piccolo lampione. Silenzio. Pace.
Voglia domani di andare ad esplorare tutto quel pezzo di mondo, lungo la storta strada sterrata.
Questa è l’estate per me.
Drew