THE SADDLE.
The RAY’s Saddle. di Drew Mischianti. Fotografie, Natalia Estrada (c) ALL RIGHTS RESERVED
Una sera d’agosto. In mezzo alle montagne. Un po’ più in là di Libby, Montana.
Seduti sotto al portico di un amico. Un bicchiere di vino tra le mani. Guardiamo il cielo. Le aquile iniziano a tornarsene a casa nella foresta. I cavalli sono nel sole accanto al lago, tra il riflesso lucido dell’ acqua e la luce dorata del tramonto. Un paio di cervi pascolano tranquilli nel falasco fitto accanto ai pini, a pochi passi da noi. Il mondo è perfetto. Buck ed io siamo lì in silenzio ad ascolatre il respiro di questo luogo selvaggio. Stanchi di una bella stanchezza trascorsa tra vacche e vitelli a far numeri con le corde. Ora seduti, contempliamo la bellezza, consapevoli della poderosa fortuna che abbiamo nell’essere qui, adesso.
Ad un certo punto Buck mi guarda e dice…”ho una sorpresa per te domani…credo ti piacerà..” non aggiunge altro, sorride, ci alziamo e andiamo a cena in un lodge distante qualche decina di miglia lungo la statale, dopo un bel po’ di sterrata. Mentre guido, al mio fianco Natalia osserva la foresta e l’incanto di questa terra abitata da pionieri, boscaioli, indiani e mezzi matti come noi.
Arriviamo al Kickin’Horse Saloon. Natalia e Buck hanno in piedi una sfida a biliardo. Io mi do da fare su un pezzo di carne grossa come una sberla. La serata scivola via veloce tra risate, un goccio di Crown, qualche attaccabrighe da sabato sera e le lunghe occhiate di Buck che dicono tutto , incastrate in quel suo onnipresente ghigno da gatto. Torniamo indietro nel buio, schivando cervi mulo in giro sulla strada e poi tutti a cuccia nella nostra baita di tronchi vecchia di cent’anni, bellissima, nascosta tra le betulle, calda di coperte e tappeti indiani e di quella cosa speciale che Natalia ed io proviamo l’uno per l’altro da oramai cinque anni.
La notte trascorre lenta. I coyotes ululano forte e si alza un vento che mi porta fuori, a guardare le stelle ed è qualcosa rimanere lì nell’oscuro e prodigioso silenzio della foresta. Penso alle parole di Buck , alla “sorpresa”, magari vuole portarmi a vedere quel posto di cui mi ha parlato, su in cima alla montagna.
Il mattino ha già in bocca il sole e siamo in sella, vado giu’ all’ arena, percorrendo quel bellissimo chilometro sulla schiena di cowboy, il mio catrone sauro. Ho in mano una tazza di caffè, me la gusto lentamente, mentre la bruma sale fuori dai pascoli e la foresta respira vapore che si scioglie nel turchese del cielo del Montana. In arena Buck mi chiama, mi fa uscire, mi chiede di dissellare il cavallo. Io credo voglia farmi montare a pelo. Invece no. Esce dal suo trailer con una vecchia sella, la mette sul dorso del sauro , mi sorride , mi da una pacca sulla spalla e mi fa “enjoy”. Guardo la sella. Una vecchia Hardwood. Un nome incastonato sopra. RAY HUNT. E’ la sella di RAY.
Mi viene un groppo alla gola, non so che dire. Guardo Buck e gli dico che non merito un’onore così grande. Lui scuote la testa. “…lo meriti eccome…” Invece non è vero, non lo merito proprio. In ogni modo salgo in arcione. Quella sella scotta. Mi infila aghi in tutto il corpo, mi sento a disagio. E’ la sella di RAY HUNT, la LEGGENDA ci ha praticamente vissuto dentro…ed ora ci sono io, un nessuno fatto di niente in suo confronto. Ma le decisioni di Buck non si discutono. Accarezzo il cuoio come fosse una cosa viva. Ho gli occhi lucidi ma tengo duro. Gli altri studenti mi guardano,leggono il nome inciso, sorridono, annuiscono seri, in segno di rispetto. Ray è tra noi, si sente, si percepisce , si respira. Trascorrono le ore poi arriva l’ora della pausa. Smonto e tolgo la cinghia e restituisco la sella a Buck. E’ uno dei regali più belli che mi abbiano mai fatto. Grazie Buck, lui mi strizza l’occhio, sorride, “ho fame, andiamo a mangiare”…io però non ho fame , né sete , né nulla , sono lì in mezzo . In quel posto strano che non ha un nome ma che conosci quando la tua anima ammaccata è leggera come una foglia di betulla.
Buck Brannaman & Rebel
Drew in the Ray’s Saddle










