Archive for September, 2010

THE SADDLE.

The RAY’s Saddle. di Drew Mischianti. Fotografie, Natalia Estrada (c) ALL RIGHTS RESERVED

Una sera d’agosto. In mezzo alle montagne. Un po’ più in là di Libby, Montana.

Seduti sotto al portico di un amico. Un bicchiere  di vino tra le mani. Guardiamo il cielo. Le aquile iniziano a tornarsene a casa nella foresta. I cavalli sono nel sole accanto al lago, tra il riflesso lucido dell’ acqua e la luce dorata del tramonto. Un paio di cervi pascolano tranquilli nel falasco fitto accanto ai pini, a pochi passi da noi. Il mondo è perfetto. Buck ed io siamo lì in silenzio ad ascolatre il respiro di questo luogo selvaggio. Stanchi di una bella stanchezza trascorsa tra vacche e vitelli a far numeri con le corde. Ora seduti, contempliamo la bellezza, consapevoli della poderosa fortuna che abbiamo nell’essere qui, adesso.

Ad un certo punto Buck mi guarda e dice…”ho una sorpresa per te domani…credo ti piacerà..” non aggiunge altro, sorride, ci alziamo e andiamo a cena in un lodge distante qualche decina di miglia lungo la statale, dopo un bel po’ di sterrata. Mentre guido, al mio fianco Natalia osserva la foresta e l’incanto di questa terra abitata da pionieri, boscaioli, indiani e mezzi matti come noi.

Arriviamo al Kickin’Horse Saloon. Natalia e Buck hanno in piedi una sfida a biliardo. Io mi do da fare su un pezzo di carne grossa come una sberla. La serata scivola via veloce tra risate, un goccio di Crown, qualche attaccabrighe da sabato sera e le lunghe occhiate di Buck che dicono tutto , incastrate in quel suo onnipresente ghigno da gatto. Torniamo indietro nel buio, schivando cervi mulo in giro sulla strada e poi tutti a cuccia nella nostra baita di tronchi vecchia di cent’anni, bellissima, nascosta tra le betulle, calda di coperte e tappeti indiani e di quella cosa speciale che Natalia ed io proviamo l’uno per l’altro da oramai cinque anni.

La notte trascorre lenta. I coyotes ululano forte e si alza un vento che mi porta fuori, a guardare le stelle ed è qualcosa rimanere lì nell’oscuro e prodigioso silenzio della foresta. Penso alle parole di Buck , alla “sorpresa”, magari vuole portarmi a vedere quel posto di cui mi ha parlato, su in cima alla montagna.

Il mattino ha già in bocca il sole e siamo in sella, vado giu’ all’ arena, percorrendo quel bellissimo chilometro sulla schiena di cowboy, il mio catrone sauro. Ho in mano una tazza di caffè, me la gusto lentamente, mentre la bruma sale fuori dai pascoli e la foresta respira vapore che si scioglie nel turchese del cielo del Montana. In arena Buck mi chiama, mi fa uscire, mi chiede di dissellare il cavallo. Io credo voglia farmi montare a pelo. Invece no. Esce dal suo trailer con una vecchia sella, la mette sul dorso del sauro , mi sorride , mi da una pacca sulla spalla e mi fa “enjoy”. Guardo la sella. Una vecchia Hardwood. Un nome incastonato sopra. RAY HUNT. E’ la sella di RAY.

Mi viene un groppo alla gola, non so che dire. Guardo Buck e gli dico che non merito un’onore così grande. Lui scuote la testa. “…lo meriti eccome…” Invece non è vero, non lo merito proprio. In ogni modo salgo in arcione. Quella sella scotta. Mi infila aghi in tutto il corpo, mi sento a disagio. E’ la sella di RAY HUNT, la LEGGENDA ci ha praticamente vissuto dentro…ed ora ci sono io, un nessuno fatto di niente in suo confronto. Ma le decisioni di Buck non si discutono. Accarezzo il cuoio come fosse una cosa viva. Ho gli occhi lucidi ma tengo duro. Gli altri studenti mi guardano,leggono il nome inciso, sorridono, annuiscono seri, in segno di rispetto. Ray è tra noi, si sente, si percepisce , si respira. Trascorrono le ore poi arriva l’ora della pausa. Smonto e tolgo la cinghia e restituisco la sella a Buck. E’ uno dei regali più belli che mi abbiano mai fatto. Grazie Buck, lui mi strizza l’occhio, sorride, “ho fame, andiamo a mangiare”…io però non ho fame , né sete , né nulla , sono lì in mezzo . In quel posto strano che non ha un nome ma che conosci quando la tua anima ammaccata è leggera come una foglia di betulla.

Buck Brannaman & Rebel

Drew in the Ray’s Saddle

European Ranch Roping Association Finals 2010.

Our Friends from FRANCE….Winners of the  ”4 Countries 4 men Branding “

Sabato e domenica. Seventeen Ranch, Asti , Italy.

Abbiamo celebrato nel più puro “Buckaroo Style”, due giorni di RANCH ROPING. Quello vero, quello autentico, quello originale.

Tanti amici intorno, tutti appassionati ed entusiasti. Buoni cavalli, con buone manovre. Tra fancy shots e solid catches abbiamo trascorso un week end memorabile ed iniziato qualcosa….Qualcosa che ha aperto la strada al Ranch Roping Internazionale. Nei prossimi mesi ci saranno molte sorprese in proposito. In questo tiepido fine settimana d’inizzio autunno abiamo scritto un pezzetto di Storia. La storia del ranch Roping Europeo..

Natalia Estrada & Arc Tell It Out

Il circuito del Ranch Roping, si allarga. Lento, inesorabile e viene portato avanti da piccoli gruppi di persone che cercano la qualità e non la quantità. L’intento è quello di riunire i vari gruppi europei di Ranch Roping , selezionando attentamente i Buckaroos dai Fakeroos ed i Cowboys dai wannabe-cowboys,  per comporre un èlite di ranch ropers all’ altezza del compito richiesto….PORTARE AVANTI LA TRADIZIONE. In modo serio, elegante, professionale. La EUROPEAN RANCH ROPING ASSOCIATION si prefigge questo goal. Durante gli anni stiamo selezionando i nostri “members” secondo i canoni rigidissimi ( dettati dal nostro amico  Buck Brannaman ) del CIRCLE OF TRUST. Canoni che impongono il corretto atteggiamento , la disposizione d’animo, l’attitudine, la dedizione e l’impegno. Essere dentro o fuori di questo cerchio magico, non dipende da quanto si è bravi a far swingare una corda, ma da quanto si è bravi.

Nella Vita. Con i cavalli, Con gli altri.

Questo nostro aristocratico modo di pensare rifugge qualsiasi compromesso. Tutti coloro che erano con noi Sabato e Domenica lo sanno e ne vanno fieri. La EUROPEAN RANCH ROPING ASSOCIATION è aperta a tutti, ma non è per tutti. Maleducati, pagliacci vari, ragionieri vestiti da cowboys ( nessun problema con i ragionieri…era un ovvio esempio..poteva essere medici panettieri,avvocati etc..), fakeroos vari, wannabees…non trovano spazio tra le nostre file. Siamo gente semplice, rurale, attaccati alle tradizioni. Combattiamo l’inquinamento civile, rifugiandoci tra le colline, nei boschi, nella Natura.Tranquilli e sereni con i nostri cavalli e il nostro bestiame. Dagli USA , dal Canada e qui in Europa stiamo ricevendo moltissimi consensi. Noi non abbiamo una tessera. Non si può comprare. Basta semplicemente essere veri. Per questo abbiamo aperto la nostra giornata di gare con ” The Guy in the Glass” il poem preferito da Ray Hunt, dedicando al nostro mentore scomparso, le nostre Finals…

Un momento delle Premiazioni……

Ringraziamo Monika & Butch Stefanati per averci ospitati nel loro ranch, solitamente oasi di pace e bucolica tranquillità…questo week end un pò meno.

Un poderoso ringraziamento ai nostri nuovi e bravissimi amici francesi che hanno condiviso pienamente il nostro spirito, al nostro caro Buckaroowine, nella persona di Nunzio”Naz” Ghiraldi per la sempre elegante presenza ed il suo humor sottile. A tutti i Ranch Ropers della IRRA i nostri vivissimi applausi. Sono stati insieme a noi per un anno tra neve, fango, pioggia e sole, dimostrando passione vera ed autentica buckaroo grit….Agli amici bull riders, venuti a fare il tifo e rimpinguare le fila delle ground crews…thanks! Al nostro fedele Vet IVO TARICCO, l’unico buckaroovet d’Italia…thank ya buddy! Un grandissimo HUG a due giovani e specialissimi buckaroos….Morgan & Timothy Molteni… A tutte le splendide cowgirs & buckarettes, ai ragazzi e ai bambini, a tutti i novices armati di breakaway e sorrisi….siete stati tutti fantastici. Abbiamo trascorso insieme un anno lungo e piuttosto estremo, meteorologicamente parlando…ma siamo Gente di Frontiera. Non ci ferma nessuno.

Grazie a tutti. NATALIA & Drew.

THE WAY I SEE IT….

DREW MISCHIANTI, Jackpot, NEVADA 2004.

A volte mi viene voglia di tirar fuori quello che penso.

direi un pò più spesso che a volte. Direi qualcosa vicino al sempre.

Questo fa di me uno di quelli un pò scomodi. Uno di quelli che sono pure antipatici.

Nessun problema.

Quando leggo da qualche parte “bridle Spectacular” io mi immagino uno spettacolo. Una esibizione di finesse nell’ espressione massima dell’ Equitare. Bridle Spectacular. Il nome dice tutto.

Spettacolo.

…mi immagino redini “lasse” e cow sense…. controllo leggerezza armonia. Qualità imprescindibili di un binomio…spettacolare.

Io ho alcuni cavalli in bridle. Ci lavoro ogni giorno, con impegno, passione, ossessione, dedizione e totale adorazione. Ma sono (IO) ben lungi dall’ esssere definito “spectacular”. Ho montato, ascoltato, conosciuto i più grandi dei grandi maestri del Bridle Making e tuttora studio con loro e sono fiero di essere uno studente di queste eminenze mondiali…nomi come Brannaman, Black, Morris, Caldwell, etc…ma santissimo ….SPECTACULAR? Per me un BRIDLE HORSE è il sogno, il raggiungimento della vera unione tra Vaquero e Caballo…per dirla in modo tradizionale. Poi vedo dei cavalli tirati in bocca . Redine diretta. Su una vacca. Nel circling. Nessuno spettacolo. Quello non è un Bridle Horse…. e chi lo monta dovrebbe tornare a scuola, invece di fregiarsi di titoli impropri.

Questo è il mio pensiero e sono uno che ne ha di cavalli in two reins, salinas e full spade…eppure, umilmente continuo a studiare. Lo spettacolo e per quelli che davvero ne sanno…. il resto è Bullshit.

Così è se vi pare. DREW

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