Spring.
Colline, boschi, campi, pascoli.
I segni dell’inverno duro sono ancora in giro.
Gli alberi timidi, non si fidano e tengono le foglie custodite nei rami.
In fondo nel nostro orizzonte segnato dalle Alpi, la neve seria è ancora li’, sfacciata, perfetta, orgogliosa.
La notte… il vento scende in silenzio portando tra le nostre colline l’alito freddo delle montagne.
Ancora le zampe del cervo e della volpe rompono la crosta croccante di brina nel falasco rigido ai piedi dei cerri scuri.
A volte mi sveglio.
Il grido di un gufo, il suono del cinghiale nel bosco, un pensiero brutto…tutte cose che mi strappano dal sonno e mi spingono fuori dalla nostra baita accanto al granaio. Stelle nel cielo di marmo.
Un cane abbaia lontano.
I rami dei pioppi che frusciano come spade nei foderi di antichi guerrieri, nel respiro poderoso che scende sempre dai monti invisibili.
I cavalli dormono, li osservo nei loro recinti.
Qualcuno invece è sveglio, come me.
Mi guarda. Di solito è il mio buon baio, Sage. Saggio e sereno e pronto e mai molesto.
Cavallo che misura i cavalieri. Cavallo vero. Gli piace osservare il mondo. Ha le sue idee. Strambe come le mie.
Ne ha viste tante. E vede anche questa notte insieme a me. Gli voglio bene e lui lo sa e spesso mi manca.
Respiro. Respiro questo silenzio buio e penso.
Domani andremo di nuovo tra le colline sabbiose e mi chiedo come quel lungo trottare potrà sembrare ancora magico e perfetto dopo una vita spesa in mezzo ai cavalli. Eppure ancora mi batterà forte il cuore e mi sentirò eletto e scelto tra i pochi che possono godere dell’ immensa gioia del vivere sulla schiena di un cavallo e so che mai sarò stanco o domo di questa Vita finchè avrò Vita.
I prati sono verdi di un verde che nessuno riuscirebbe mai a scrivere, dipingere o raccontare. Le montagne brillano sul confine del sogno, irraggiungibili come preghiere, i boschi parlano sottovoce e cantano canzoni di sole ed insetti e uccelli nei nidi. I ruscelli chiaccherano come ragazzini , tra le pietre lisce e le alghe nuove…
In silenzio arriva la primavera. E noi non siamo cittadini. Noi lo sappiamo.
Pronti ad illuderci che sarà per sempre e che questo miracolo non smetterà mai di esistere e , forse, avremo anche ragione.
Avvertiamo, come i nostri animali, il debole e poderoso mutamento.
Noi siamo vivi.
DREW
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