Aprile.
Il fiume scendeva a valle orgoglioso della sua potenza. Alzava la voce che rimbombava tra i tronchi dei pini, nella foresta.
Gonfio della neve del disgelo, sbatteva le rocce nel fondo come palle da bowling, gridando forte il proprio nome.
Il cielo spazzava le nuvole grigie, piene di vento per ridurle a stracci di tormenta, nel suo blu, limpido come cristallo.
Le cime degli alberi si piegavano in due, picchiate da quel vento.
La neve era ancora sulle rocce, in alto, nell’aguzza altezza lontana delle montagne, ma nell’aria c’era un’ idea di primavera, difficile da ignorare.
I fiori, piccoli e gialli, senza nome, decoravano il bosco, ancora brullo e spoglio e saporito d’inverno.
Gli uccelli saltellavano contenti, come bambini l’ultimo giorno di scuola…il mondo aveva un sorriso svelto e promettente e se ne infischiava davvero del vento freddo e brutto, che ancora minacciava tempesta.
Aprile era arrivato, ancora una volta, sulle colline.
Drew Mischianti. “Grande Cielo”

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