E’ con sconcerto che mi accingo a scrivere queste righe.
Rimango sempre attonito tutte le volte che mi scontro con l’approssimazione. Il mio precedente articolo(il redazionale su Davide Fabi) è stato letto con approssimazione oppure non è stato letto affatto. Ciò nonostante sono state mosse critiche a me come giornalista e alla mia redazione come organo ufficiale,VORREI RICORDARE A TUTTI CHE VIVIAMO ,ANCORA ,IN UN PAESE IN CUI E’ GARANTITA LA LIBERTA’ DI STAMPA. Vado ora a spiegare le mie semplici parole a coloro che hanno giudicato la mia penna irriverente,pesante e falsa. La mia penna è libera come i miei pensieri.I pensieri non si acquistano,i pensieri non sono in vendita,soprattutto se vengono ispirati dalla verità.
L’articolo su Davide Fabi (Cowboy’s Magazine di Maggio 2008) voleva essere un tributo di stima nei confronti di un amico che conosco da tempo e che rispetto come cavaliere e come trainer. Nonostante molti abbiano pensato che lo scritto in questione fosse stato concordato tra Davide e me ,posso garantire che lui è venuto a conoscenza del contenuto dello stesso, soltanto nel momento dell’uscita in edicola della rivista.
La frase “in questo mondo di macellai…” che tanto rumore ha causato tra i reiners,non era riferita esclusivamente a questa disciplina agonistica ma al mondo dei cavalli in generale,mi spiego con esempi…Cavalli”sbarrati” in salto ostacoli,binomi drogati ai mondiali e alle Olimpiadi,cavalli morti alle gare di Endurance…e potrei continuare a lungo coinvolgendo ippodromi,privati,istruttori vari…
Pochi giorni fa,in occasione dello CSIO di Piazza di Siena,Sua Eminenza Michel Robert,uno dei più grandi cavalieri al mondo di tutti i tempi,si è espresso in maniera esplicita e diretta denunciando l’urgente necessità di tutelare e rispettare i cavalli senza sacrificarli per il raggiungimento dei risultati agonistici a tutti costi. Il grande Michel è stato ascoltato e applaudito,non criticato,segno tangibile di una auspicata e crescente coscienza collettiva che pone primaria attenzione nel rispetto e l’amore che dobbiamo a questi animali. Mi rattrista che molti reiners,miei amici da anni,abbiano potuto pensare che le parole del mio articolo fossero a loro dirette. Se vi ricordate di quel che accennavo in quelle note pagine,io stesso stavano a significare che lui fosse il solo trainer degno di fiducia nsono cresciuto nella grande culla di Dario Carmignani,campione e grande uomo di cavalli. Come molti dei suoi amici ho visto il reining e tutta l’equitazione americana,crescere e diffondersi al Centro Sud anche e soprattutto grazie agli sforzi di Dario e della sua famiglia. Gli elogi spesi nei confronti di Davide non el mondo del reining, bensi l’unico al quale affiderei un “puledro”poiché viviamo nella stessa scuderia e condividiamo le stesse idee riguardo l’addestramento. Le mie rubriche,in accordo con il Direttore di Redazione ed il mio sito sono a disposizione di tutti i reiners che abbiano voglia di dimostrare e condividere la stessa etica equestre.Le critiche sulla “fabbrica dei due anni”non sono rivolte esclusivamente al reining ma a tutta l’equitazione americana che tende sempre di più ad anticipare i tempi di doma e preparazione dei puledri causando, a mio modo di vedere,uno stress inopportuno ai nostri amici con la criniera. L’obbiettivo e quello di incoraggiare tutti quelli che, pur inseriti nei circuiti agonistici adoperino un modo più “naturale” di comunicare con il cavallo. Davide mi è sembrato un ottimo esempio per esprimere queste MIE idee.E’ assolutamente ridicolo che molti cavalieri, che hanno mosso decise invettive sul contenuto del mio articolo, non avessero neppure letto il medesimo basandosi soltanto sul sentito dire. Io mi prendo sempre e con grande orgoglio la piena responsabilità di ciò che scrivo e accetto di buon grado qualsiasi critica. Pretendo però,che chi mi critica abbia almeno letto le mie parole,ritengo il reining una disciplina molto tecnica,affascinante e legata a quell’idea di equitazione raffinata che mi piacerebbe sempre ammirare. Proprio per questo credo sia dovere degli araldi di questo elegante dressage western mantenere alto il livello dell’equitare inteso come valore etico e morale. Ignorare che nel nostro mondo esistano delle sbavature delle quali tutti potremo fare a meno non è soltanto sciocco ma pericoloso per l’igiene esistenziale del nostro essere cavalieri.Ribadisco la mia assoluta stima nei confronti di Davide e di tutti quelli che come lui cercano di crescere e mostrare un bel reining e sottolineo nuovamente la mia non volontà di colpire ,ferire o criticare i protagonisti del reining ma rivendico il mio diritto di stigmatizzare episodi,tendenze o comportamenti non consoni a quella grande e bellissima umanità composta da noi cavalieri,si dovrebbe “EQUITARE CON SENTIMENTO” e difendere in tutti i modi l’anima dei nostri cavalli dalle sterili e crudeli leggi del mondo agonistico moderno(in generale, atleti bipedi compresi..). Non credo di dover rivolgere le mie scuse a nessuno,poiché una volta lette queste mie righe riferite al precedente articolo,coloro che,anche ora si sentono offesi dalle mie parole,evidentemente si riconoscono in quel ristretto numero di cavalieri,addestratori,istruttori,proprietari che usano metodi a dir poco criticabili nei confronti dei propri cavalli.
Difendo qui la mia assoluta onestà intellettuale e mi auguro che i dirigenti di tutte le associazioni di specialità, in un futuro prossimo, promuovano iniziative atte a garantire e difendere l’integrità fisica e psicologica dei cavalli e siano portatori sani della nobile arte che ci lega ai nostri animali.
Un esempio fulgido è “RIDE FAIR”.
Un’idea nata da un icona gloriosa dell’equitazione italiana che ha proposto l’istituzione del CODICE ETICO dei cavalieri componendo una declinazione di premi,incentivi e vantaggi a favore di tutti gli atleti che aderiscano a questa carta”costituzionale” basata sul buon senso equestre. Sarebbe un ottimo spunto da seguire e gioverebbe all’immagine e la sostanza del nostro settore. Concludo con aristocratico pensiero,convinto che questo “incidente diplomatico” generato dalle mie parole e da strambe interpretazioni, sia servito da spunto di riflessione sulle condizioni di salute del nostro sport e mi voglio ben augurare che nessuno di noi si senta intoccabile da critiche o consigli semplicemente perchè nascosto tra le pieghe di un sistema(un sistema,non il reining in particolare!) che a volte difende con ostinata cecità i suoi adepti fingendo di non saper vedere,parlare o sentire. Auspico che tutti gli amici del reining continuino a condividere con impegno e cuore la nostra grande passione comune:il Cavallo.
Spero che proprio i reiners salgano sull’altana ideologica del buon equitare,con occhi vigili e attenti.

Non Solo Reining